Il mondo può sembrare caotico, ma la felicità è dietro l’angolo

Come accade a tutti quelli che, stanchi di non riuscire a trovare un senso in ciò che fanno, decidono di dare una svolta alla propria vita, anche a me è successo qualcosa di simile. Sono arrivato da circa un mese qui a Râmnicu Vâlcea e quando la mia amica volontaria mi ha chiesto se volessi scrivere qualcosa di mio su questo blog, mi sono sentito piuttosto agitato. Non ne capivo il motivo e inizialmente pensavo fosse perché tendo a bisticciare con l’italiano, poi, riflettendoci meglio, ho scoperto il perché di tanta insicurezza. Non mi sentivo pronto perché temevo di risvegliare quelle emozioni tanto contrastanti che avevo provato a casa diversi mesi fa, quando, desideroso di trovare una maggiore stabilità, leggevo con tanto interesse le esperienze di volontariato. Queste riflessioni tanto belle sull’importanza degli interventi umanitari e su come cambiare la propria vita, migliorando quella degli altri per me rimanevano un’enigma: se da un lato queste letture mi aiutavano, facendomi pensare alle tante belle persone che si mettono in gioco per conoscere e imparare a conoscersi, dall’altro, preso dall’ansia di non poter sentirmi in qualche modo utile al prossimo mi scoraggiavano. Ora scrivo con piacere che queste preoccupazioni le sento diventare sempre più piccole. In particolare, il merito di questa mia piccola grande vittoria lo devo ai bambini della casa-famiglia di Copacelu i quali provengono tutti da situazioni di fragilità per scarsità di risorse economiche, dei genitori o per abbandono ma, nonostante ciò, hanno una tale energia da farmi sentire in colpa per tutte quelle volte in cui non sono stato in grado di vivere serenamente. È una forza speciale e contagiosa la loro, un’energia alla quale non si può rimanere indifferenti. Anche i bambini dell’asilo, con la loro innocente curiosità mi stanno dando tanto calore e tanta voglia di continuare a fare quello che sto facendo.

Non so dove mi porterà questa esperienza…so però di aver preso la decisione giusta perché il contatto con le persone con le quali condivido le stesse esperienze mi aiuterà a crescere dal punto di vista umano e personale.

Marco B. – Sve a Vâlcea

 

A Bucarest è di nuovo primavera

E’ già metà aprile, 11 mesi a Bucarest, quasi un anno di intrecciarsi di dita tra BiR e Carusel. Riconosco piano piano il paesaggio di quando sono atterrata l’anno scorso, il tepore e le fioriture delicate si fanno spazio tra le affollate strade di Bucarest.

Ripenso all’entusiasmo dei primi giorni che tanto mi aiutò a superare gli ostacoli degli improvvisi cambiamenti; ripenso alle prime persone incontrate, alle prime strette di mano, agli sguardi di curiosità. Ora invece osservo come e quanto si siano trasformate le relazioni con i membri dell’equipe, con i beneficiari e con le altre persone incontrate durante questo cammino.

Ricordo poi i momenti di stanchezza per giornate spesso troppo lunghe e per occhi troppo imploranti e sofferenti, la confusione del non avere mai la sicurezza di imboccare il sentiero migliore ad ogni bivio e, a volte, l’impotenza del non poter tornare indietro di qualche passo.

E così, inghiottita in un vortice di emozioni, sì è sempre fatta strada la volontà di prolungare qui la mia permanenza e continuare a tracciare, talvolta con incertezza e talvolta con disinvoltura, il mio sentierino in questa terra di contraddizioni.

Mi trovo ora a misurare le mie forze, a valutare quanto abbia scoperto e imparato, quanto abbia preso coscienza delle mie possibilità e dei miei limiti. Il tutto prende una forma sempre più definita come la plastilina tra le mani dei bambini del centro di Obor, le forme si modellano, i colori si accostano e si mischiano nel formare qualcosa di bello, soddisfacente, sempre in movimento e ricco di significati.

Da un mese eccomi nella cornice del progetto SVE che , in qualche modo, mi riporta l’entusiasmo e la curiosità dell’inizio di qualcosa di nuovo. Certo, il cammino è sempre lo stesso, ma forse con delle scarpe diverse e una compagna di avventura in più con la quale condividere i pensieri di ogni giornata e lanciarsi con divertimento.

Le attività proseguono e mi sento sempre più inclusa e coinvolta. A Caracuda (centro di riduzione del rischio per tossicodipendenti) trovo la mia dimensione e, con l’arrivo della bella stagione, è bello ritornare a chiacchierare ed ascoltare sistemando le sedie al sole. Al centro comunitario di Obor i bimbi sono sempre più numerosi e ci offrono quotidianamente soddisfazioni e sfide. I più piccoli ci divertono con la loro curiosità e ingenuità, i più grandi sanno sempre come strapparci un sorriso con le loro contraddizioni dovute ad un momento di crescita e cambiamenti improvvisi, alla scoperta di un corpo che si evolve ma che ancora ricerca il divertimento di un bambino.

Quindi si continua, si prosegue in questo percorso con curiosità, un pizzico di ambizione e talvolta con la voglia di fermare alcuni momenti per poterseli gustare di più o per avere l’occasione di comprendere meglio quello che succede.

 

 

Beatrice, volontaria SVE a Bucarest

 

 

E chi l’ha detto che Bucarest è grigia?

E’ già volato un mese dal mio arrivo a Bucarest e queste prime settimane sono state gremite di storie avvincenti e volti nuovi, occhietti ridenti e curiosi, odori inebrianti e pungenti e nuove interessanti prospettive.

Mi trovo qui per fare lo SVE (Servizio Volontario Europeo), un progetto di volontariato internazionale finanziato dalla Commissione Europea all’interno del programma Erasmus+ che unisce varie associazioni operanti sul territorio europeo da legami di amicizia. Nel mio caso le due associazioni in questione sono Bir (Bambini in Romania) e Carusel, rispettivamente sending e hosting organisation. Il legame tra Bir e Carusel è un legame recente ma non per questo fragile. Esso si nutre di una bella energia che nasce da un’affinità di prospettive e getta le fondamenta sul terreno del rispetto effettivo dei diritti umani, con particolare attenzione alle persone che vivono in condizioni di fragilità economica e a rischio di marginalità ed esclusione sociale, in una cornice di trasparenza che contraddistingue l’operato di chi ci lavora all’interno.

Sia a Bir che a Carusel si respira aria di casa perché quando vieni accolto ti senti subito parte di una grande famiglia, unita nel raggiungimento di uno scopo comune.

Carusel è un’organizzazione giovane la cui missione è la creazione di un ambiente sociale attivo e proattivo con particolare riguardo alla promozione dei diritti dell’uomo e del loro effettivo rispetto. Essa opera tra i settori della popolazione maggiormente a rischio, tra i consumatori di alcool e droga, tra coloro che praticano la prostituzione, tra le persone di strada e tra coloro che vivono in situazioni di povertà estrema che rischiano l’esclusione sociale. E fa tutto questo con una grande passione e un’energia inestinguibile, motivata da una grande convinzione per il rispetto dei diritti di ogni essere umano, indipendentemente dallo status sociale e dall’orientamento religioso, politico e sessuale.

In queste prime settimane ho passato gran parte del mio tempo al centro comunitario di Obor, uno spazio destinato prevalentemente ad attività di educazione non formale per bambini di età compresa tra i 5 e i 13 anni che provengono da situazioni di fragilità dovuta alla scarsità di risorse economiche dei genitori e alla debolezza sociale del nucleo familiare e che per questo sono quindi esclusi dai circuiti tradizionali di educazione formale.

In Romania l’abbandono scolastico è un fenomeno tristemente molto diffuso e colpisce soprattutto le comunità di etnia rom rispetto al resto della popolazione. Secondo uno studio condotto dall’UNICEF, in collaborazione con il governo rumeno, le cause principali sono da ricollegare alla povertà e alla limitata istruzione dei genitori. Inoltre, la comunità Rom è particolarmente vulnerabile alla discriminazione e svantaggiata nei numerosi aspetti della vita quotidiana: essa resta ancora vittima di stereotipi difficili da sradicare e di pregiudizi che si riflettono nei comportamenti sociali, nelle rappresentazioni fornite dai media e nelle posizioni assunte da singoli individui o parti politiche e istituzionali. La maggior parte dei Rom vive sotto la soglia di povertà e ha grandi difficoltà, aumentate a dismisura nella fase di transizione socio-economica seguita al crollo dell’URSS, a integrarsi nelle strutture e nel tessuto sociale: il tasso di analfabetismo è ancora molto elevato (anche per lo scarsissimo valore che le famiglie attribuiscono all’educazione e all’istruzione come mezzi di promozione dello sviluppo sociale ed economico della comunità).

Durante questo primo mese di esperienza, questi dati hanno assunto dei volti e sono diventati storie tangibili. I nomi dei bimbi del centro, assieme ai loro sorrisi e ai loro capricci ormai sono parte della mia quotidianità e stanno riempiendo di contenuto la scelta che ho fatto.  Mi piace lavorare con loro perché riescono a travolgermi con la loro inarrestabile energia sgangherata e ogni giorno, chiudendo dietro di me la porta del centro, porto a casa delle piccole soddisfazioni.

La presenza di Carusel nelle vite di queste bimbi è essenziale, non solo per la qualità del tempo e l’attenzione che cerchiamo di offrire a ciascun bambino mediante lo svolgimento di varie attività educative, ma soprattutto perché l’azione mira a realizzare obiettivi di lungo periodo e, a seconda delle peculiarità di ciascun caso, punta al loro inserimento nel sistema di educazione formale e alla loro integrazione nel tessuto sociale. Per realizzare degli obiettivi così importanti, l’azione di Carusel non si estingue nel lavoro che facciamo con i bambini al centro diurno, ma prosegue nelle loro case e all’interno dei loro nuclei familiari, per meglio comprendere i loro problemi e le loro esigenze e per cercare di creare un ambiente favorevole al miglioramento complessivo delle condizioni di vita.

Sono proprio contenta di essere parte di questo bel progetto e di condividere con Carusel dei valori importanti, primo tra tutti, il rispetto per la dignità di ogni essere umano.

Claudia Husdup, volontaria Sve a Bucarest.

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Ciao a tutti!

Lo scorso finesettimana siamo stati a Milano per il week-end di formazione di BiR con altri 130 volontari, la maggior parte dei quali partirà quest’estate per campi estivi di 10 giorni/2 settimane in Romania o Repubblica di Moldova. Abbiamo visto tanti bei sorrisi, parlato, giocato, abbracciato, rappato, fotografato, cantato, bansato.

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Manca poco alla fine delle scuole e quindi anche delle nostre “normali” attività all’asilo, alla scuola primaria, alle case del sorriso, agli appartamenti sociali ed in biblioteca: quest’estate anche noi ci uniremo ai volontari BiR, prendendo parte a due campi a testa.

Ormai mancano solo tre mesi alla fine della nostra esperienza e vogliamo dare uno sguardo ai mesi passati pubblicando delle riflessioni che abbiamo scritto qualche mese fa per il Bilancio Sociale di quest’anno di Bambini in Romania, che uscirà a breve. Eccole qui:

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Sono Alice, ho 22 anni e questo è il terzo anno che vivo all’estero. E’ il primo però che passo tutto all’insegna del volontariato. Mi sono avvicinata per la prima volta al volontariato internazionale nell’estate del mio primo anno di università. Volevo esplorare un nuovo angolo di mondo e non farlo nel solito modo. Così mi sono ritrovata in Albania. Imperterrita ci sono tornata, per poi andare in Kenya, in Moldova ed infine qui: Râmnicu Vâlcea, Romania.

La decisione di partire è arrivata un po’ all’improvviso. A un passo dalla laurea in psicologia, mi sono accorta che avevo bisogno di muovermi di nuovo, e forse le mie brevi esperienze di volontariato mi avevano lasciato più di quanto mi rendessi conto.

Poco dopo, arrivo a Vâlcea, una cittadina nel Sud della Romania che non saprei neanche come descrivere. A prima vista non c’è granchè, ma col passare del tempo ti rendi conto che tra i palazzoni grigi ci sono anche gli incontri, le chiacchiere con i vicini, gli autisti e i passanti, il vociare del mercato, i calesse per le strade al limitare della città, le donne con le gonnone e il fazzoletto in testa, le ragazzine scosciate con zero gradi, gli orticelli urbani curati con amore, i bambini che si rincorrono tra i bloc.

Per noi però Vâlcea è anche e soprattutto le Case del Sorriso, l’allegria dei bambini quando ti corrono incontro al tuo arrivo, il rapporto con le educatrici, fatto di qualche incomprensione e di qualche risata esasperata nei momenti di delirio più totale, l’atteggiamento sostenuto dei ragazzini più grandi, minato da un improvviso abbraccio e da domande curiose, le infinite ore di programmazione mandate all’aria in un secondo dall’ennesimo imprevisto, i capricci disperati dei bambini e i pupici (bacetti) dati col naso smoccolante. E’ stata la frustrazione di capire solo una parola qua e là e dei goffi tentativi di comunicazione iniziale, ma è diventata anche la soddisfazione del sentirsi dire :“Davvero sei qui solo da ottobre? Sai bene il romeno!”.

Finora, il momento più bello della mia esperienza si ripete ogni giorno che sento di aver connesso davvero con i bambini, che mi rendo conto di quanto sia io che loro ci siamo divertiti ed abbiamo apprezzato il tempo trascorso insieme. È quando i bambini tornano indietro di corsa per darti un abbraccio alla fine dell’attività o senti i più grandicelli discutere intenti e fieri di quello che avete fatto insieme.

Soprattutto all’inizio, però, non sono mancati neanche i momenti di frustrazione, vuoi per le difficoltà di comunicazione e la mancanza di una via definita da seguire. Porta a qualcosa il mio tempo trascorso qui? Ha senso che io mi faccia in quattro quando certi giorni tutto sembra azzerarsi e tornare un caos? Mi sto impegnando nella direzione corretta? Inoltre, per una come me, Vâlcea, come forse qualsiasi altro posto, può diventare improvvisamente troppo stretta. Allora non rimane che alzare un po’ lo sguardo nel resto della Romania, variegata e tutta da esplorare, ma dopo qualche giorno, quando ci rimetti piede, ti rendi conto che Vâlcea ormai è diventata anche casa. E nel sorriso che senti allargarsi sul tuo volto e vedi su quello dei bambini potrebbe esserci la risposta ai tuoi dubbi.


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30/06/2014 ore 16:54, in quell’istante cominciava il mio SVE e ancora non lo sapevo.

Mi chiamo Angela ho 29 anni e fare domanda per questo progetto credo sia stata una delle migliori decisioni che potessi prendere nella mia vita!

Era un po’ che cercavo di partire per un anno di volontariato, avevo la necessità di continuare quello che avevo cominciato a fare avvicinandomi alla clownterapia: tornare a casa più pieni a volte più vuoti, ma alla fine continuare a vedere, nonostante tutto, il bicchiere mezzo pieno!

Ho conosciuto BiR così per caso e dopo aver letto il progetto ho subito pensato: “E’ lui!”

Quindi eccomi qui in Romania, un posto che più passano i giorni e più somiglia a casa mia e non solo perché ormai tornare a Vâlcea dopo un viaggio significa casa, camminare per strada e sentirsi salutare, ricambiare il saluto di un autista che passa e strombazza perché ti ha riconosciuta, riconoscere una signora alla fermata dell’autobus dalla cerniera sulla gonna ricucita mille e mille volte, avere la sensazione che la gente non stia parlando romeno ma italiano; ma anche perché Vâlcea alcuni giorni mi pare davvero Puglia. Il modo di fare della gente, il chicchiericcio sempre a volumi notevoli, le signore con il fazzoletto in testa sporche di terra, la gente che in primavera spianta, sterra, pota e poi il romeno che dopo 5 mesi ancora non smette di sorprendermi, modi di dire e parole quasi uguali al mio dialetto che ogni volta mi lasciano sempre molto divertita!

Dalle mie parole sembrerebbe tutto cosi bello e semplice, all’inizio però non e’ stato proprio così.

Arrivare qui ed essere  bonariamente assaltati da una valanga di bambini in cerca anche di un solo abbraccio, destreggiarsi in tutti i modi possibili e immaginabili per cercare di tenere su non una conversazione, ma una semplice frase, capire determinati meccanismi, le differenze di pensiero, di lavoro, di vita, trovare un qualsiasi modo per entrare in contatto con i bambini, coordinarsi con il resto dell’equipe, coordinarci tra noi, insomma trovare la giusta frequenza in questa nuova realtà, ci ha dato il suo bel da fare!

Ci sono stati giorni in cui tornavo a casa e mi sentivo realmente inutile, impotente, con la reale sensazione di non essere riuscita a concludere nulla, poi però  riflettendoci su mi rendevo conto che il pensiero di lasciar tutto non mi sfiorava minimamente e che quindi, forse, qualcosa c’era, semplicemente non era stata una buona giornata.

Altri giorni in cui, invece, la felicità  tocca le stelle; sentire dai miei compagni di viaggio che durante il pranzo i bambini mettevano in pratica alcune delle cose imparate durante le mie attività, mi rende non solo soddisfatta ma mi fa capire che lentamente qualcosa si sta creando, sta cambiando ed é proprio con questo spirito che cercherò di proseguire in questi mesi, la salita forse é   finita, ma la discesa va presa ugualmente “încet încet” (lentamente) e con un grande sorrisone sulle labbra, anche quando ti pare di vedere tutto nero o tutto bianco, sotto sotto il grigio c’è  e prima o poi verrà fuori!


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Sono Giordano un ragazzo di 24 anni che ha sempre avuto il pallino per la recitazione, tanto da trascurare gli studi.

Due anni fa la carriera d’attore ha cominciato a parermi sterile e attorcigliata su sè stessa, avevo bisogno di occasioni per aprirmi ed essere d’aiuto agli altri ed in questo momento di sconforto un amico mi consigliò di provare a partire con BiR, associazione di cui non sapevo niente e di cui continuai a non capire molto fino all’arrivo in Romania. Il consiglio si rivelò giusto: vidi una piccola parte di quello che era la vita in un istituto, un’istituzione di cui non credevo possibile l’esistenza nel 2000, in Europa, e che non saprei descrivere a parole; ma vidi anche quello che erano in grado di donare i bimbi e i ragazzi cresciuti lì dopo aver ricevuto quel poco di amore e di attenzioni che si potevano dare in un intervento di due settimane

Dopo queste esperienza il mio percorso di attore mi risultò ancora più futile e chiuso, avevo bisogno di occasioni per crescere come persona e per dare una mano dove mi era possibile; l’opportunità migliore per partire sembrava essere un progetto sve e quando sentii che BiR ne voleva iniziare uno, beh, provai a ripartire con loro.

E ora sono qui! In Romania da sei mesi! In una città di cui non sapevo neanche pronunciare il nome! Adesso va molto meglio con la lingua anzi, ci sono quei momenti magici dove passo a parlare dall’italiano al romeno senza nemmeno accorgermene e in cui afferro conversazioni tra la gente del luogo senza neanche rendermene conto. A confronto quando sono arrivato tutto era una sfida: dal capire cosa stavi comprando al supermercato al prendere l’autobus giusto per la tua meta. Ma decisamente più duro è stato trovare una propria dimensione lavorativa; quando siamo arrivati eravamo visti dalla maggior parte dei lavoratori IPI come esperti in ogni campo dell’educazione dell’infanzia di cui, però, non si sapeva l’obiettivo dentro ai progetti e problema non da meno l’obiettivo non era chiaro nemmeno a noi. Coi mesi abbiamo potuto scoprire diverse realtà dove poter intervenire, abbiamo potuto capire grossomodo di cosa avevano bisogno e ancora più importante cosa potevamo offrire noi. Alcune sono state accantonate, altre ci hanno preso in una maniera che non pensavamo e altre ancora continuano a spuntare di tanto in tanto chiedendoci di collaborare. Non che ora sia tutto rose e fiori, eh? A volte torno a casa sfiancato chiedendomi cosa stia sbagliando nell’approccio con quel bambino o quel gruppo particolare, se il mio comportamento con qualcuno non stia risultando dannoso piuttosto che d’aiuto e non c’è giorno in cui non mi chieda se possa migliorare quello che faccio e in che modo.  Ma è una gioia vedere questi bambini e ragazzi felici di stare con te e prendere le attività che gli proponi facendole proprie, è ancor più una gioia vederli collaborare spontaneamente, vedere quel soggetto in particolare che credevi non ti ascoltasse fare un gesto di dolcezza inaspettato o chiedere di rifare quel gioco che nemmeno tu ti ricordavi. Ancora più bello è quando li vedi autonomi, bisognosi solo di una spinta, di una piccola direzione o un incoraggiamento che gli puoi dare. Perchè un traguardo sarebbe questo, fargli capire che da soli ce la possono fare, che sono fortissimi, più di me, che devono stare in compagnia solo perchè è bello avere qualcuno con cui condividere i momenti, belli o brutti che siano e perchè darsi una mano è piacevole e rende la vita migliore a tutti. Sì, sarebbe un gran traguardo, purtroppo per ora mi tocca continuare a lavorare, accidenti.

Alla prossima!

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Vacanze romene

La prima settimana di Febbraio per le scuole romene era “vacanță intersemestriala” e noi ne abbiamo approfittato per esplorare altre città. Prima tappa: Bals, Judetul Olt. Cittadina poco fuori Craiova. 1970691_10205938386884979_5402316399776998175_n In questa giornata assolata come non ne vediamo da mesi, Bals ci sembra un paesino da sogno. Camminiamo per le strade fermandoci per un covrig fino a raggiungere il centro “Floare de Colţ”, un istituto che accoglie ragazze e ragazzi con diverse disabilità o sieropositivi, una delle mete dei campi estivi di Bambini in Romania. Facciamo appena in tempo ad entrare che subito siamo accolti da sorrisi, abbracci, sguardi incuriositi ed entusiasti. Un breve incontro con il direttore e poi veniamo “affidati” ai ragazzi più grandi, ex-beneficiari che vivono in appartamenti fuori dall’istituto, che ci mostrano la struttura fino a portarci nella sala comune, il “club”. Lì, c’è un bel gruppetto ad aspettarci e, insieme ad una volontaria locale, passiamo la mattinata a sbizzarrirci tra musica e danze: non abbiamo ballato in modo così scatenato dal nostro arrivo in Romania! Da pezzi trash e hardcore ci ritroviamo tutti in cerchio abbracciati a cantare a squarciagola una hit pop romena, mentre le emozioni che riceviamo da ognuno di loro sono tante, in uno sguardo, una risata, un ballo insieme, qualche parola. 10406802_10205938386484969_9116280437046849859_n Siamo di nuovo per le assolate stradine di Bals. I nostri due “accompagnatori” ci raccontano di tutto, mentre ci portano a vedere i loro nuovi appartamenti: la vita in istituto, l’importanza delle visite dei volontari e le amicizie nate nei campi estivi, le difficoltà iniziali nell’adattarsi alla vita al di fuori del centro – dalla cucina alla pulizia alle bollette-, tutti gli ostacoli per la ricerca di un lavoro, ma anche le aspirazioni e la voglia di essere qualcuno. Mentre passeggiamo, si fermano a salutare un ragazzo: anche lui era in istituto, ci spiegano, ma ora è uscito e vive per strada. Arriviamo ai loro appartamenti, uno ordinato e pulitissimo, l’altro un po’ più “confusionario”. Continuiamo a chiacchierare del più e del meno, dalla nostra esperienza di volontariato internazionale alle loro storie piene di ammirazione di persone che, uscite da centri come i loro, sono arrivati ad avere successo in diversi ambiti. Ci salutiamo, prendiamo un passaggio e ci rimettiamo per strada.

Bals,

è chi appena arrivati ti prende la mano, farfuglia qualcosa e non ti si stacca più;
è chi ti riempie di baci e, nonostante il caldo soffocante nella stanza, ti stringe la mano così forte quasi a fonderla con la sua;
è chi, nonostante abbia problematiche di tipo autistico, appena parte la musica si scatena in movenze da rave party;
è chi non vuole, per nessun motivo al mondo, separarsi dal suo lungo cappotto verde e dal suo amato cappellino di lana;
è il sole primaverile, insolito per il periodo, che filtra dalle finestre del club;
è la volontaria che prova con entusiasmo a far qualcosa per questi ragazzi;
è “i ragazzi degli appartamenti” che, finalmente fuori dall’istituto, provano ad assaporare la vita vera con i suoi pro e contro cercandone una nuova prospettiva;
è che, non importa chi tu sia e da dove venga, l’importante è che tu ci sia!

Angela (prima volta a Bals e prima volta in un Istituto)


Seconda tappa: Craiova Altri volontari, pasta fatta in casa, pittura, camminate nel parco sotto la pioggia, caffetterie con musica dance, tante risate. A Craiova ci siamo rilassati, passando un paio di giorni in compagni di altri SVE da Italia, Spagna, Portogallo e Germania, e visitando il centro della città.

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Terza tappa: Brasov Dopo un viaggio quasi infinito, arriviamo a Brasov. Anche qui c’è un gruppone di volontari da tutta Europa ad attenderci, ma il tempo non ci è favorevole e ci ritroviamo a passeggiare per la città con neve ed aria gelida in faccia. Ci godiamo comunque la vista dall’alto delle viuzze strette del centro e degli edifici così diversi dallo stile delle altre città che abbiamo visto in Romania, circondati dai monti. Arrivato il sabato, casa dolce casa: ritroviamo Ramnicu Valcea innevata.

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Sapore di sale, sapore di Ocnele

Due sabati fa abbiamo fatto una piccola escursione alla Salina di Ocnele Mari con i copii di Copacelu, i ragazzi e le ragazze di Ocnele Mari e le educatrici.

Dopo i primi disguidi con i frequentissimi autobus del week-end, abbiamo raggiunto l’ingresso della Salina dove abbiamo trovato un gruppetto di bimbi agitatissimi. Fin da subito, i piccoli hanno fatto mille domande guardandosi intorno con gli occhi spalancati, affascinati anche dal trenino all’esterno della Salina e dal brevissimo tragitto in bus in una galleria per arrivare all’interno.

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Entrati, ci siamo ritrovati in una galleria ampia e decorata da lucine. Avanzando, ci siamo imbattuti in una serie di svaghi e iniziative all’interno: da un piccolo cinema ad una chiesetta, da campi sportivi ad un bar, parchi giochi nei quali i bambini hanno giocato col sale come fosse stata sabbia ed aree per rilassarsi dove i più grandicelli ne hanno approfittato per farsi qualche foto… il tutto con il sapore di sale sulle labbra! Tanto che uno dei bambini ad un certo punto ci ha chiesto supplicante se poteva leccare le pareti.

Sono state solo un paio d’ore, ma siamo stati contenti di condividere questa uscita così “avventurosa” per i bambini… e non vediamo l’ora di farne altre.

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Questa settimana continuiamo con le attività che abbiamo ripreso da Gennaio, con qualche novità rispetto ai mesi precedenti. Al centro di Copacelu continuiamo con inglese, attività espressive e motorie (attraverso lingua dei segni e teatro), un percorso contro la violenza insieme alle educatrici. A Ocnele Mari invece abbiamo cominciato a fare attività regolarmente presso la scuola del paese, dopo la fine delle lezioni, coinvolgendo così sia bambini del centro che della comunità in tre pomeriggi di giochi ed apprendimento non formale, con un percorso di teatro, uno di educazione interculturale e uno di lingua dei segni.Tra le altre novità ci stiamo facendo conoscere anche al di fuori di IpI anche in città, a Ramnicu Valcea, facendo assistenza presso una gradinita (scuola materna) e tenendo un corso di italiano per adulti presso la biblioteca.

Settimana prossima è vacanza nelle scuole romene e noi ne approfitteremo per andare ad esplorare di più la Romania. Pa!

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Craciun Fericit!

Ieri abbiamo avuto lo spettacolo di Natale! Hanno partecipato tutti gli amici di IpI – educatori, volontari, ex-beneficiari e ovviamente le bambine e i bambini di entrambi i centri, le ragazze e i ragazzi degli appartamenti sociali! E’ stato bello trovarsi tutti in questo evento festoso, con anche un ospite d’eccezione… Babbo Natale! O meglio, Mos Craciun.

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Ma andiamo con ordine: nell’ultimo mese, insieme alle educatrici, abbiamo lavorato molto in vista del Natale. I bambini di Ocnele Mari e di Copacelu si sono sbizzarriti in disegni di alberi e renne, origami a forma di fiocco di neve, ghirlande costruite con i materiali più disparati, pacchetti regalo di ogni colore e chi più ne ha più ne metta, agghindando ogni angolo delle loro case. Abbiamo anche aiutato la scuola di Ocnele Mari per le decorazioni, conoscendo altri bambini della comunità che non avevamo avuto l’occasione di incontrare al centro diurno e addobbando con loro la sala multiuso della scuola.

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In vista dello spettacolo i bambini, insieme a noi e alle educatrici, hanno preparato scenette, canzoni (in rumeno, italiano e inglese) e balli, sia tradizionali che moderni. Il grande giorno, tutti vestiti a tema, dal più piccoletto di 3 anni, alle ragazze e ragazzi del liceo, hanno preso parte con entusiasmo. Persino noi tre siamo saliti sul palco, in veste di Babbo Natale, folletto e renna (indovinate chi è chi!), per recitare nello spettacolo ideato e scritto nelle ultime settimane insieme alle ragazze e i ragazzi degli appartamenti.

Oggi abbiamo a malincuore salutato tutti i bambini per un piccolo break invernale, giocando ancora un pomeriggio e ascoltando i racconti gioiosi di cosa avevano ricevuto da Babbo Natale (grazie alle donazioni di molti amici di IpI), e anche qualche commento divertito sulla nostra performance teatrale del giorno prima!

Salutiamo anche voi! E’ arrivato il momento di disintossicarci un po’ dalle canzoni di Natale romene. Ci risentiamo a gennaio… Serbatori fericite!

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Yesterday we had the Christmas show! All IpI’s friends took part – educators, volunteers, former beneficiaries, and of course the kids from both centers, and the girls and boys from the social apartments.It’s been wonderful getting all together for this celebration, also with a special guest… Santa Claus! Or, better, Mos Craciun.

But first things first:in the last month, together with the educators, we have worked a lot in anticipation of Christmas. The kids of Ocnele Mari and Copacelu had fun with drawings of Christmas trees and reindeers, origami shaped like snowflakes, wreaths made of various materials, colorful gifts, and much more, thus decorating every corner of their houses. We also helped Ocnele Mari school with their decorations, getting to know more children from the community that we didn’t have the chance to meet at the day center and adorning with them the multipurpose room of the school.

In view of the Christmas party, the kids, with us and the educators, had prepared skits, songs (in Romanian, Italian, and English), and dances, both traditional and modern. For the show, they all took part enthusiastically, all dressed up with theme costumes, from the youngest 3-year-old one, to the high school boys and girls. Even the three of us got on stage, dressed up as Santa Claus, an elf, and a reindeer (guess who was who?!), to act in the play invented and written in the last weeks with the girls and boys of the social apartments.

Today we had to say goodbye to all the kids before a short Winter break, spending the afternoon with them by playing and listening to the happy stories about what they received from Santa (thanks to the donations of IpI’s friends), and also some amused comment about our theatre performance from the previous day!

It’s time to say goodbye to you as well, and detox for a bit from all the Romanian Christmas songs… Serbatori fericite!

Muzeul Satului

Vineri 21 Noiembrie, am fost la Muzeul Satului și  Muzeul de Istorie din Vâlcea.

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Muzeul Satului este un muzeu în aer liber, unde sunt case veche din judetul Vâlcea. Judetul Vâlcea are toate formele de relief: munți, dealuri, câmpii, și la muzeu casele sunt asezate dupa formele de relief de unde provin. Astfel, pe terenul mai înalt sunt casele de la munte, pe terenul jos sunt casele de la câmpie.

Casele aveau doua camere, adica camera de dormit (camera buna) și camera de mâncat și gatit (bucatarie). In centrul bucatariei, era vatra unde ei faceau focul și gateau. Vatra avea legatura cu soba din camera buna și ei faceau focul în soba din bucatarie. In bucatarie era masa și scaunele mici, instrumente de bucatarie pentru a gati pâine, unt (putinei), brânza, și mai aveau lâzi pentru cereale. In camera buna aveau doua paturi, unu pentru parinți și unu pentru copii. Am vezut o casa foarte mica unde o familia mare de oameni saraci treiau: 7 copii dormeau în același pat. Paretele era facut din lemn pe afară și din lut (pământ).

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In camera buna ei pastrau lade de zestre pentru fetele familiei care urmea să se casatoreasca. Pereții erau acoperiți cu covoare facute de ei. Pe peretele din spre rasarit (est), ei tineau icoana și candela.

Casele erau diferite. Casele oamenilor saraci erau mici pe când casele oamenulor bogați erau înalte și mult mai spațioase. Casele oamenilor bogați aveau prispă unde dormeau vară, iar podeaua era facuta din cărămizi. Poarta era mare cu doua intrari, una pentru oameni și una mare pentru caruțe. In curte aveau cotețe pentru paseri și animale.

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In afara de aceasta, am vezut o scoala unde erau doua clase și un singur profesor. In clase aveau tablă cu scripeți pe care scrieau cu creta și copiii scrieau pe tablițe cu carbune. Scoala avea doua încaperi. In prima încapere învațau clasa întâi și a treia, iar în celaltă încapere învațau clasa a doua și a patra. Scoala avea un singur profesor care preda copiilor pe rând. Copiii veneau îmbracați în costum popular și începeau ziua cu o rugaciune.

In sat existau fântâni unde se întelneau femeile și mai stateau de vorba. Lâga fântâni erau de obicei așezate troițe cu adapost unde oameni stateau să se reculeaga (se mediteze). Fântânile aveau roată sau cumpănă.

In muzeu se afla un han care era și hotel și restaurant și magazin pentru sateni cu alimente. In han existe un frigider vechi care folosea ghiața: hangiul mergea sus în munte iarnă și lua ghiața de pe margină rului, o aducea acasă și o îngropa în pivniță (beci), vară o desgropa și o punea în acest frigider pentru a pastra vinul rece. Tejghea hangiului avea două gauri unde oameni puneau banii pentru că era rușine că hangiul se pune mâna pe bani. La han avea loc petreceri unde oameni mâncau bine, beau bine și dansau pe muzica unui gramofon. Dea supra restaurantului aveau camere unde dormeau oaspeții pentru o singura noapte. Hanul avea multe vehicole pentru transport: caruțe, caleașca, sanie trase de cai, bob, car, dric (caruța pentru mortii).

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Biserică avea un rol foarte important și în viața satului. La muzeul satului este o biserică din lemn care a fost adusa dintro zonă de munte și a fost costruita în întregime din lemn, chiar și cuiele erau din lemn. In biserică se afla un vas din piatră numit “cristelnița” unde erau botezați copiii.

Singura cladire care nu a fost adusa în muzeu, fiind deja construita, este cyla (un turn de aparare și observare). Acest turn era înalt și avea fereastre foarte mici de unde trageau cu pușca. In turn aveau paturi de dormit și o ladă pentru proviziile de mâncare.

Toate cladirile din muzeul satului au fost aduse bucată cu bucată și reconstruite în locul unde se afla astăzi.

A fost o vizită interesanta și am realizat că modul de viața al Romanilor era similar cu modul de viața al Italienilor.

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Ziua recoltei!

Siamo in Romania già da 4 giorni, anche se ci sembra di essere qui da molto di più! Le giornate dal nostro arrivo sono state molto intense. Mercoledì, giovedì e venerdì abbiamo visitato i centri e conosciuto molte delle persone che saranno importanti nel corso dei prossimi mesi: Lidia e Florin di IPI, le ragazze e i ragazzi dei due appartamenti sociali, le educatrici e gli educatori, e soprattutto i bambini di Ocnele Mari e Copa Celu. Questo weekend non abbiamo avuto molto tempo per riposarci, dato che da bravi casalinghi ci siamo dati da fare con le faccende di casa!

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Oggi però abbiamo deciso di prenderci qualche oretta di relax e ci siamo avventurati nel centro della città in occasione della festa del raccolto. Bambini entusiasti di essere fotografati con le zucche (anche se non quanto noi), donne in abiti tradizionali, anziane signore che ballano scatenate, ragazzi che si combattono per assaggi di vino, confetture e formaggi, famiglie che si ingozzano di carne alla griglia e gogoşi… abbiamo perciò potuto ammirare un interessante campione della popolazione locale!

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Oltre agli stand degli agricoltori con frutta e verdura, c’erano diversi apicoltori col loro miele, artigiani locali come il bellissimo calzolaio barbuto qui sopra o intagliatori di legno e sarte, macellai con annesso stand di carne alla griglia, banchetti stra colmi di formaggi di diverso tipo, come il telemea, il cașcaval, l’urdă o il brânză.

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Il pezzo forte erano però le esibizioni musicali. Prima hanno cantato delle ragazze del liceo artistico locale, sfoggiando un repertorio di canzoni pop rumene ed internazionali che ha animato la folla. Dopodiché sono cominciate le canzoni tradizionali, interpretate dal complesso “Rapsodia Vâlceana”, nella foto qui sopra.

Alla prossima… intanto vi salutiamo, qui stiamo proprio alla frutta verdura! 😀

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La revedere!

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Impressioni pre-partenza

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Angela

Ciao, sono Angela e non invio candidature Sve da circa 3 mesi! 🙂 Anzi, vi dirò di più, il giorno della partenza è arrivato ed io mi sento su una giostra! La giostra, però, di un luna park che sta per riaprire i battenti. Preferisco non partire con grandi aspettative perchè così, ogni qualvolta ci sarà da gioire, la soddisfazione sarà doppia anzi tripla! (saremo in 3) Inutile quindi farsi venire patemi d’animo. Ora come ora vorrei solo essere già lì!


Alice

Più di un mese per prepararmi alla partenza… e finalmente eccomi qui, a poche ore dal volo. Documenti pronti, biglietto aereo stampato, formazione pre-partenza con BiR fatta, bagagli.. beh, ci siamo quasi!

Ora, se penso agli 11 mesi davanti a me, mi sembra quasi una scelta naturale quella di prendere e partire per immergermi in una realtà nuova. Aspettative? Ci sono, impossibile negarle, ma si manifestano più come un nucleo poco indefinito di impazienza e curiosità. Non vedo l’ora infatti di essere lì, avere il primo impatto con la Romania, la città, la casa, le Case del Sorriso. E soprattutto non vedo l’ora di incontrare il loro sguardo – dei bambini, dei volontari, degli educatori, persino dei passanti. Non vedo l’ora di “sentirmi studiata” e di “studiarli” a mia volta piano piano, per conoscersi via via sempre di più nel corso di questi mesi.

…Meglio andare a finire la valigia, va! Si parte.


Giordano

L’anno scorso l’ho passato a sognare sve e quando mi ero abituato all’idea di restare in Italia è arrivata l’opportunità di partire.
Gli ultimi sei mesi li ho passati sentendomi pronto ad abbandonare tutto in qualsiasi momento e quando c’è stata l’occasione mi ha preso la paura.
L’ultimo mese l’ho passato a pensare chi fossero le mie partner per poi scoprirle diverse, l’ho passato a studiare una missione per come l’avevo capita e studiandola ho capito che era qualcosaltro.

Dell’anno che viene avrò tanto da pensare ma forse è meglio immergercisi subito e viverlo com’è.

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