Sunset in Milano

My first week of EVS in Milano

My first week of EVS in Milano

“How should I start?” is the first thought that comes to everyone’s mind when trying to express a cocktail of feelings, ideas and impressions. I guess this is why people say that the beginnings are always harder; and, honestly, I believed so, until my EVS experience with BIR and CN in Milano proved me that there can be beautifully easy beginnings!

Duomo di MilanoI arrived in Milano one week ago and I feel that “sono diventata una milanese”, as Liliana just told me this morning :). I know that this wouldn’t have been possible without the friendly approach and help of every single person I met here (from the maintanance man to the coordinator and the director of the association)! I acknoledge the fact that every experience is different and unique, but I am excited to share my first realities in the Città della Madonnina with everyone interested in having an idea about how it is to do an EVS in this city.

Once here, I’ve been welcomed by Bea, a friendly, talkative Romanian EVS volunteer (that helped a lot with my quick integration) and been guided to my NEW flat, where I was pleasently surprised to find a fully equipped appartment, completly new!! “How lovely, I am the first person going to live in this place!” I exclaimed and I just couldn’t wait for Monday morning to get to know what my activities will be and to meet the rest of the people!

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Monday arrived and so did my first impression on the community in which I will spend the following 7 months; impression that raises also a question: “Is it in the Italian culture or just the people in this association that take everything “con calma”?! I need to admit that, until now, I thought that Italians are those kind of humans that will rise 3 fingers and say: “ma che…” 🙂 So, con calma, I started to learn and get introduced to the groups of the association, meeting new people every couple minutes.

Morning bike rideNext day started with a morning bike ride, when my tutor, Sophia, took me to the Agenzia per le entrate, where I realized that the Italian bureaucracy is similar to the one in Romania (so no surprises here), I observed many people beeing turned around, but I was lucky that Serena, the coordinator, had prepared all my necessary documents, so we solved our matter in no time and returned to the office for a tasty lunch.

The following days were, again, a sweet cocktail of work and fun! I took part in my first activity for promoting EVS and Erasmus+ programs in a high-school of unique architecture; I rekon was constructed during the fascist period. I was surprised by the high interest that Italian teenagers developed in doing volunteering in another country or participating in Erasmus+ programs. Ten years ago, when I was in high-school, I barely heard of Erasmus activities. This means that the above mentioned projects grew significantly in the last 10 years, which is, of course, of great benefit for all the parties involved in this type of work.Liceo Virgilio

The end of the week was quite full and entertaining, I went with Vale, the representative of the group Testicom, to meet all of the other volunteers and I was so excited to receive a symbolic gift (a quatrain of Petrarca, representative for my experience that has just began) from the volunteers of the earlier period. Later that evening, we were invited (me and Bea) to a concert in a cosy bar, where we enjoyed the lively atmosphere of Milano and the great voice of Bianca, a milanese singer. Petrarca quote

Hope you enjoyed reading a part of my “diary to be”, that describes my first week of EVS in Milano. I would be happy to get any feedback from you and I promise I will keep you updated! I can’t wait for the next days to come!

(Romanian EVS in Milano, Iuliana P.)

Il mondo può sembrare caotico, ma la felicità è dietro l’angolo

Come accade a tutti quelli che, stanchi di non riuscire a trovare un senso in ciò che fanno, decidono di dare una svolta alla propria vita, anche a me è successo qualcosa di simile. Sono arrivato da circa un mese qui a Râmnicu Vâlcea e quando la mia amica volontaria mi ha chiesto se volessi scrivere qualcosa di mio su questo blog, mi sono sentito piuttosto agitato. Non ne capivo il motivo e inizialmente pensavo fosse perché tendo a bisticciare con l’italiano, poi, riflettendoci meglio, ho scoperto il perché di tanta insicurezza. Non mi sentivo pronto perché temevo di risvegliare quelle emozioni tanto contrastanti che avevo provato a casa diversi mesi fa, quando, desideroso di trovare una maggiore stabilità, leggevo con tanto interesse le esperienze di volontariato. Queste riflessioni tanto belle sull’importanza degli interventi umanitari e su come cambiare la propria vita, migliorando quella degli altri per me rimanevano un’enigma: se da un lato queste letture mi aiutavano, facendomi pensare alle tante belle persone che si mettono in gioco per conoscere e imparare a conoscersi, dall’altro, preso dall’ansia di non poter sentirmi in qualche modo utile al prossimo mi scoraggiavano. Ora scrivo con piacere che queste preoccupazioni le sento diventare sempre più piccole. In particolare, il merito di questa mia piccola grande vittoria lo devo ai bambini della casa-famiglia di Copacelu i quali provengono tutti da situazioni di fragilità per scarsità di risorse economiche, dei genitori o per abbandono ma, nonostante ciò, hanno una tale energia da farmi sentire in colpa per tutte quelle volte in cui non sono stato in grado di vivere serenamente. È una forza speciale e contagiosa la loro, un’energia alla quale non si può rimanere indifferenti. Anche i bambini dell’asilo, con la loro innocente curiosità mi stanno dando tanto calore e tanta voglia di continuare a fare quello che sto facendo.

Non so dove mi porterà questa esperienza…so però di aver preso la decisione giusta perché il contatto con le persone con le quali condivido le stesse esperienze mi aiuterà a crescere dal punto di vista umano e personale.

Marco B. – Sve a Vâlcea

 

A Bucarest è di nuovo primavera

E’ già metà aprile, 11 mesi a Bucarest, quasi un anno di intrecciarsi di dita tra BiR e Carusel. Riconosco piano piano il paesaggio di quando sono atterrata l’anno scorso, il tepore e le fioriture delicate si fanno spazio tra le affollate strade di Bucarest.

Ripenso all’entusiasmo dei primi giorni che tanto mi aiutò a superare gli ostacoli degli improvvisi cambiamenti; ripenso alle prime persone incontrate, alle prime strette di mano, agli sguardi di curiosità. Ora invece osservo come e quanto si siano trasformate le relazioni con i membri dell’equipe, con i beneficiari e con le altre persone incontrate durante questo cammino.

Ricordo poi i momenti di stanchezza per giornate spesso troppo lunghe e per occhi troppo imploranti e sofferenti, la confusione del non avere mai la sicurezza di imboccare il sentiero migliore ad ogni bivio e, a volte, l’impotenza del non poter tornare indietro di qualche passo.

E così, inghiottita in un vortice di emozioni, sì è sempre fatta strada la volontà di prolungare qui la mia permanenza e continuare a tracciare, talvolta con incertezza e talvolta con disinvoltura, il mio sentierino in questa terra di contraddizioni.

Mi trovo ora a misurare le mie forze, a valutare quanto abbia scoperto e imparato, quanto abbia preso coscienza delle mie possibilità e dei miei limiti. Il tutto prende una forma sempre più definita come la plastilina tra le mani dei bambini del centro di Obor, le forme si modellano, i colori si accostano e si mischiano nel formare qualcosa di bello, soddisfacente, sempre in movimento e ricco di significati.

Da un mese eccomi nella cornice del progetto SVE che , in qualche modo, mi riporta l’entusiasmo e la curiosità dell’inizio di qualcosa di nuovo. Certo, il cammino è sempre lo stesso, ma forse con delle scarpe diverse e una compagna di avventura in più con la quale condividere i pensieri di ogni giornata e lanciarsi con divertimento.

Le attività proseguono e mi sento sempre più inclusa e coinvolta. A Caracuda (centro di riduzione del rischio per tossicodipendenti) trovo la mia dimensione e, con l’arrivo della bella stagione, è bello ritornare a chiacchierare ed ascoltare sistemando le sedie al sole. Al centro comunitario di Obor i bimbi sono sempre più numerosi e ci offrono quotidianamente soddisfazioni e sfide. I più piccoli ci divertono con la loro curiosità e ingenuità, i più grandi sanno sempre come strapparci un sorriso con le loro contraddizioni dovute ad un momento di crescita e cambiamenti improvvisi, alla scoperta di un corpo che si evolve ma che ancora ricerca il divertimento di un bambino.

Quindi si continua, si prosegue in questo percorso con curiosità, un pizzico di ambizione e talvolta con la voglia di fermare alcuni momenti per poterseli gustare di più o per avere l’occasione di comprendere meglio quello che succede.

 

 

Beatrice, volontaria SVE a Bucarest

 

 

SBI(r)LANCIAMOCI

Ciao a tutti!

Lo scorso finesettimana siamo stati a Milano per il week-end di formazione di BiR con altri 130 volontari, la maggior parte dei quali partirà quest’estate per campi estivi di 10 giorni/2 settimane in Romania o Repubblica di Moldova. Abbiamo visto tanti bei sorrisi, parlato, giocato, abbracciato, rappato, fotografato, cantato, bansato.

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Manca poco alla fine delle scuole e quindi anche delle nostre “normali” attività all’asilo, alla scuola primaria, alle case del sorriso, agli appartamenti sociali ed in biblioteca: quest’estate anche noi ci uniremo ai volontari BiR, prendendo parte a due campi a testa.

Ormai mancano solo tre mesi alla fine della nostra esperienza e vogliamo dare uno sguardo ai mesi passati pubblicando delle riflessioni che abbiamo scritto qualche mese fa per il Bilancio Sociale di quest’anno di Bambini in Romania, che uscirà a breve. Eccole qui:

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Sono Alice, ho 22 anni e questo è il terzo anno che vivo all’estero. E’ il primo però che passo tutto all’insegna del volontariato. Mi sono avvicinata per la prima volta al volontariato internazionale nell’estate del mio primo anno di università. Volevo esplorare un nuovo angolo di mondo e non farlo nel solito modo. Così mi sono ritrovata in Albania. Imperterrita ci sono tornata, per poi andare in Kenya, in Moldova ed infine qui: Râmnicu Vâlcea, Romania.

La decisione di partire è arrivata un po’ all’improvviso. A un passo dalla laurea in psicologia, mi sono accorta che avevo bisogno di muovermi di nuovo, e forse le mie brevi esperienze di volontariato mi avevano lasciato più di quanto mi rendessi conto.

Poco dopo, arrivo a Vâlcea, una cittadina nel Sud della Romania che non saprei neanche come descrivere. A prima vista non c’è granchè, ma col passare del tempo ti rendi conto che tra i palazzoni grigi ci sono anche gli incontri, le chiacchiere con i vicini, gli autisti e i passanti, il vociare del mercato, i calesse per le strade al limitare della città, le donne con le gonnone e il fazzoletto in testa, le ragazzine scosciate con zero gradi, gli orticelli urbani curati con amore, i bambini che si rincorrono tra i bloc.

Per noi però Vâlcea è anche e soprattutto le Case del Sorriso, l’allegria dei bambini quando ti corrono incontro al tuo arrivo, il rapporto con le educatrici, fatto di qualche incomprensione e di qualche risata esasperata nei momenti di delirio più totale, l’atteggiamento sostenuto dei ragazzini più grandi, minato da un improvviso abbraccio e da domande curiose, le infinite ore di programmazione mandate all’aria in un secondo dall’ennesimo imprevisto, i capricci disperati dei bambini e i pupici (bacetti) dati col naso smoccolante. E’ stata la frustrazione di capire solo una parola qua e là e dei goffi tentativi di comunicazione iniziale, ma è diventata anche la soddisfazione del sentirsi dire :“Davvero sei qui solo da ottobre? Sai bene il romeno!”.

Finora, il momento più bello della mia esperienza si ripete ogni giorno che sento di aver connesso davvero con i bambini, che mi rendo conto di quanto sia io che loro ci siamo divertiti ed abbiamo apprezzato il tempo trascorso insieme. È quando i bambini tornano indietro di corsa per darti un abbraccio alla fine dell’attività o senti i più grandicelli discutere intenti e fieri di quello che avete fatto insieme.

Soprattutto all’inizio, però, non sono mancati neanche i momenti di frustrazione, vuoi per le difficoltà di comunicazione e la mancanza di una via definita da seguire. Porta a qualcosa il mio tempo trascorso qui? Ha senso che io mi faccia in quattro quando certi giorni tutto sembra azzerarsi e tornare un caos? Mi sto impegnando nella direzione corretta? Inoltre, per una come me, Vâlcea, come forse qualsiasi altro posto, può diventare improvvisamente troppo stretta. Allora non rimane che alzare un po’ lo sguardo nel resto della Romania, variegata e tutta da esplorare, ma dopo qualche giorno, quando ci rimetti piede, ti rendi conto che Vâlcea ormai è diventata anche casa. E nel sorriso che senti allargarsi sul tuo volto e vedi su quello dei bambini potrebbe esserci la risposta ai tuoi dubbi.


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30/06/2014 ore 16:54, in quell’istante cominciava il mio SVE e ancora non lo sapevo.

Mi chiamo Angela ho 29 anni e fare domanda per questo progetto credo sia stata una delle migliori decisioni che potessi prendere nella mia vita!

Era un po’ che cercavo di partire per un anno di volontariato, avevo la necessità di continuare quello che avevo cominciato a fare avvicinandomi alla clownterapia: tornare a casa più pieni a volte più vuoti, ma alla fine continuare a vedere, nonostante tutto, il bicchiere mezzo pieno!

Ho conosciuto BiR così per caso e dopo aver letto il progetto ho subito pensato: “E’ lui!”

Quindi eccomi qui in Romania, un posto che più passano i giorni e più somiglia a casa mia e non solo perché ormai tornare a Vâlcea dopo un viaggio significa casa, camminare per strada e sentirsi salutare, ricambiare il saluto di un autista che passa e strombazza perché ti ha riconosciuta, riconoscere una signora alla fermata dell’autobus dalla cerniera sulla gonna ricucita mille e mille volte, avere la sensazione che la gente non stia parlando romeno ma italiano; ma anche perché Vâlcea alcuni giorni mi pare davvero Puglia. Il modo di fare della gente, il chicchiericcio sempre a volumi notevoli, le signore con il fazzoletto in testa sporche di terra, la gente che in primavera spianta, sterra, pota e poi il romeno che dopo 5 mesi ancora non smette di sorprendermi, modi di dire e parole quasi uguali al mio dialetto che ogni volta mi lasciano sempre molto divertita!

Dalle mie parole sembrerebbe tutto cosi bello e semplice, all’inizio però non e’ stato proprio così.

Arrivare qui ed essere  bonariamente assaltati da una valanga di bambini in cerca anche di un solo abbraccio, destreggiarsi in tutti i modi possibili e immaginabili per cercare di tenere su non una conversazione, ma una semplice frase, capire determinati meccanismi, le differenze di pensiero, di lavoro, di vita, trovare un qualsiasi modo per entrare in contatto con i bambini, coordinarsi con il resto dell’equipe, coordinarci tra noi, insomma trovare la giusta frequenza in questa nuova realtà, ci ha dato il suo bel da fare!

Ci sono stati giorni in cui tornavo a casa e mi sentivo realmente inutile, impotente, con la reale sensazione di non essere riuscita a concludere nulla, poi però  riflettendoci su mi rendevo conto che il pensiero di lasciar tutto non mi sfiorava minimamente e che quindi, forse, qualcosa c’era, semplicemente non era stata una buona giornata.

Altri giorni in cui, invece, la felicità  tocca le stelle; sentire dai miei compagni di viaggio che durante il pranzo i bambini mettevano in pratica alcune delle cose imparate durante le mie attività, mi rende non solo soddisfatta ma mi fa capire che lentamente qualcosa si sta creando, sta cambiando ed é proprio con questo spirito che cercherò di proseguire in questi mesi, la salita forse é   finita, ma la discesa va presa ugualmente “încet încet” (lentamente) e con un grande sorrisone sulle labbra, anche quando ti pare di vedere tutto nero o tutto bianco, sotto sotto il grigio c’è  e prima o poi verrà fuori!


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Sono Giordano un ragazzo di 24 anni che ha sempre avuto il pallino per la recitazione, tanto da trascurare gli studi.

Due anni fa la carriera d’attore ha cominciato a parermi sterile e attorcigliata su sè stessa, avevo bisogno di occasioni per aprirmi ed essere d’aiuto agli altri ed in questo momento di sconforto un amico mi consigliò di provare a partire con BiR, associazione di cui non sapevo niente e di cui continuai a non capire molto fino all’arrivo in Romania. Il consiglio si rivelò giusto: vidi una piccola parte di quello che era la vita in un istituto, un’istituzione di cui non credevo possibile l’esistenza nel 2000, in Europa, e che non saprei descrivere a parole; ma vidi anche quello che erano in grado di donare i bimbi e i ragazzi cresciuti lì dopo aver ricevuto quel poco di amore e di attenzioni che si potevano dare in un intervento di due settimane

Dopo queste esperienza il mio percorso di attore mi risultò ancora più futile e chiuso, avevo bisogno di occasioni per crescere come persona e per dare una mano dove mi era possibile; l’opportunità migliore per partire sembrava essere un progetto sve e quando sentii che BiR ne voleva iniziare uno, beh, provai a ripartire con loro.

E ora sono qui! In Romania da sei mesi! In una città di cui non sapevo neanche pronunciare il nome! Adesso va molto meglio con la lingua anzi, ci sono quei momenti magici dove passo a parlare dall’italiano al romeno senza nemmeno accorgermene e in cui afferro conversazioni tra la gente del luogo senza neanche rendermene conto. A confronto quando sono arrivato tutto era una sfida: dal capire cosa stavi comprando al supermercato al prendere l’autobus giusto per la tua meta. Ma decisamente più duro è stato trovare una propria dimensione lavorativa; quando siamo arrivati eravamo visti dalla maggior parte dei lavoratori IPI come esperti in ogni campo dell’educazione dell’infanzia di cui, però, non si sapeva l’obiettivo dentro ai progetti e problema non da meno l’obiettivo non era chiaro nemmeno a noi. Coi mesi abbiamo potuto scoprire diverse realtà dove poter intervenire, abbiamo potuto capire grossomodo di cosa avevano bisogno e ancora più importante cosa potevamo offrire noi. Alcune sono state accantonate, altre ci hanno preso in una maniera che non pensavamo e altre ancora continuano a spuntare di tanto in tanto chiedendoci di collaborare. Non che ora sia tutto rose e fiori, eh? A volte torno a casa sfiancato chiedendomi cosa stia sbagliando nell’approccio con quel bambino o quel gruppo particolare, se il mio comportamento con qualcuno non stia risultando dannoso piuttosto che d’aiuto e non c’è giorno in cui non mi chieda se possa migliorare quello che faccio e in che modo.  Ma è una gioia vedere questi bambini e ragazzi felici di stare con te e prendere le attività che gli proponi facendole proprie, è ancor più una gioia vederli collaborare spontaneamente, vedere quel soggetto in particolare che credevi non ti ascoltasse fare un gesto di dolcezza inaspettato o chiedere di rifare quel gioco che nemmeno tu ti ricordavi. Ancora più bello è quando li vedi autonomi, bisognosi solo di una spinta, di una piccola direzione o un incoraggiamento che gli puoi dare. Perchè un traguardo sarebbe questo, fargli capire che da soli ce la possono fare, che sono fortissimi, più di me, che devono stare in compagnia solo perchè è bello avere qualcuno con cui condividere i momenti, belli o brutti che siano e perchè darsi una mano è piacevole e rende la vita migliore a tutti. Sì, sarebbe un gran traguardo, purtroppo per ora mi tocca continuare a lavorare, accidenti.

Alla prossima!

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Apprendimento non formale, orso e Palinca

La scorsa settimana non abbiamo visto i progetti.
E non perchè abbiamo bigiato, marinato o fatto sega ma per l’on-arrival training: una formazione di cinque giorni che ogni mese l’agenzia nazionale del paese ospitante organizza e a cui possono possono iscriversi tutti i volontari appena arrivati.
Quindi domenica mattina abbiamo affrontato un viaggio in autobus di otto ore per arrivare all’hotel Eden di Predeal (una specie di Cortina d’Ampezzo romena) dove altri 70 volontari da tutta la Romania erano confluiti per l’on-arrival training.

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Eravamo circa 16 nazionalità diverse -fra cui alcune extra-europee- riunite nello stesso edificio che comunicavano con le rispettive inflessioni, costruendo involontariamente calembour e nuove regole grammaticali.
Quindi per una settimana non abbiamo fatto nè teatro nè lis ma tanto inglese e -sorpresa- anche tanti giochi.
I formatori usavano infatti “metodi di apprendimento non-formali”, una frase che sembra essere il mantra di presentazione di ogni progetto evs in Romania.

I volontari di ogni progetto sono stati divisi in diversi gruppi che poi hanno affrontato in maniera diversa gli stessi temi: funzionamento generale di un progetto evs, conoscenza basilare della Romania e tutto ciò che riguarda il volontario:burocrazia, problematiche, obiettivi nel progetto e obiettivi dopo il progetto.
È stato un ottimo momento di confronto tra progetti e volontari diversi per capire i limiti e i pregi del proprio evs, e per ragionare sulle possibilità che ci aprono questi undici mesi all’estero.
Inoltre ora abbiamo le idee più chiare e un numero maggiore di strumenti per migliorare il progetto della nostra organizzazione anche in vista degli evs futuri.Magari aiuta anche voi Per concludere è stata anche l’occasione per conoscere tante persone dai percorsi più disparati e disperati, ci sarebbero da aprire tante parentesi ma non voglio dilungarmi inutilmente.

Un altro degli obiettivi della settimana è stato far conoscere volontari diversi tra loro e favorire lo scambio di idee (e di posti divano, così tutti potranno viaggiare per la Romania senza svenarsi).

La migliore maniera per farlo è: festeggiare e cazzeggiare come si fa tra amici, un metodo di comunicazione che travalica il linguaggio verbale ed è utilizzabile anche da chi parla poco o niente inglese.

Abbiamo conosciuto tante persone interessantissime a Predeal, formatori compresi, e finiti i cinque giorni è stato brutto doverli salutare e riprendere il proprio percorso senza di loro. Ora però abbiamo nuove persone a cui chiedere aiuto, con cui chiacchierare o con cui passare un week-end.

Dopo questa settimana consiglio a tutti: se ne avete la possibilità, fate un evs e partecipate all’on-arrival training, vi aiuterà a chiarire le idee su tante cose.

A tutti gli amici conosciuti o sconosciuti a Predeal: Drum Bun!
E non eravamo nemmeno tuttiKeep reading for the English version! Continua a leggere

Everything you wanted to know about EVS *

* But were afraid to ask

SVE… Saltellatori Veneziani Egregi? Severamente Vanesi Elefanti? Sardonici Versi Emblematici? Di che state parlando?!

SVE sta per Servizio Volontario Europeo. E’ uno dei progetti per la mobilità dell’Unione Europea, inserito all’interno del programma Erasmus+. Insieme alle altre iniziative per la mobilità individuale a fini di apprendimento, rientra all’interno dell’Attività chiave 1 del programma.

EVS… Enthusiastic Vanilla Sniffers? Erratic Vampire Show? Edible Vulcanic Snowballs? What are you talking about?!

EVS stands for European Voluntary Service. It’s one of the European Union’s projects for mobility, inside the Erasmus+ programme. It is comprehended in the Key action 1 of the programme among the other initiative for individual mobility with learning purposes.

Interessante! Ma come funziona?

Un progetto SVE consiste in un partenariato tra due o più organizzazioni promotrici, responsabili del reclutamento dei volontari per il loro progetto. I volontari partecipano allo SVE attraverso un’organizzazione d’invio nel paese in cui vivono e un’organizzazione di accoglienza che li riceve e li ospita per tutta la durata del servizio. Per esempio, la nostra organizzazione di invio è Bambini in Romania, Onlus di Milano attiva in Romania e nella Repubblica di Moldova, mentre la nostra organizzazione di accoglienza è la fondazione rumena Inima pentru Inima.

Interesting! But how does it work?

An EVS project consists of a partnership between two or more promoting organisations, responsible for the recruitment of the volunteers who will take part in their project. The volunteers take part in the EVS through a Sending Organisation in the country they live in, then a Hosting Organisation receives and hosts them throughout the service duration. For example, our Sending Organisation is Bambini in Romania Onlus, association based in Milan and active in Romania and Republic of Moldova, while our Hosting Organisation is the Rumanian foundation Inima Pentru Inima.

E poi? Cosa vado a fare in un altro Paese?

Si lavora come volontario in diversi settori possibili: cultura, gioventù, sport, infanzia, patrimonio culturale, arte, benessere degli animali, ambiente e cooperazione allo sviluppo… ce n’è per tutti i gusti! Noi stiamo partecipando al progetto sociale “GROW UP TOGETHER”, rivolto in primo luogo all’infanzia, ma anche alla promozione del volontariato tra i giovani romeni.

Oltre a questo obiettivo principale però, lo SVE è anche un’occasione di incontro e conoscenza di un altro Paese ed un’altra cultura!

And then? What can I do in another country?

You can work as a volunteer in a variety of possible sectors: culture, youth, sport, childhood, cultural heritage, animal wellbeing, environment, and development cooperation… there’s something for everyone! We are taking part in the social project “GROW UP TOGETHER”, aimed first of all at childhood, but also at promotion of volunteering among Rumanian youth.

Other than this main objective though, EVS is also a change of meeting encounter and knowledge of another country and another culture!

Mi piacerebbe fare qualcosa del genere, ma non ho tempo/soldi…

Non preoccuparti. Un progetto SVE può durare da un minimo di 2 settimane fino a un massimo di 12 mesi. E, in caso per ora non avessi molto tempo e prendessi parte ad un progetto di breve durata (fino a 2 mesi), avresti l’occasione di partecipare di nuovo allo SVE, per una durata complessiva di massimo un anno.

Per quanto riguarda il vile denaro, lo SVE non è di certo un programma di sfruttamento e prevede il rimborso di gran parte delle spese del volontario oltre a prevedere un piccolo pocket money mensile, commensurato alle spese di vita del Paese ospitante. I partecipanti hanno infatti diritto a: 90% minimo del viaggio di andata e di ritorno dal proprio Paese a quello ospitante, vitto e alloggio, spostamenti interni per le attività. Inoltre è previsto un corso di lingua.

I would like to do something like this, but I have no time/money…

No worries. An EVS project lasts from a minimum of 2 weeks until a maximum of 12 months. And, in case you couldn’t leave for long and took part in a short-time project (2 months max.), you would have the chance to enroll again in the EVS, for a total duration of 1 year.

Speaking about money, EVS surely isn’t an exploitation programme, as it covers most of the volunteer’s expenses and provides a small monthly pocket money, according to the average life cost of the hosting country. Participants have indeed right to : 90% refund of the travel at the start and end of the project, board and lodging, internal transfers for the activities. A language course is also offered. 

Mi hai convinto! Come posso trovare il progetto che fa per me? Come faccio domanda?

Puoi contattare un’organizzazione per discutere dell’avvio di un progetto o fare domanda ad un’organizzazione per un progetto già approvato. Qui il database di tutte le organizzazioni accreditate, inoltre diversi siti e pagine Facebook pubblicano periodicamente i progetti in cerca di volontari.

Per fare domanda, è sufficiente avere tra i 17 e i 30 anni di età, buono spirito di adattamento e voglia di mettersi in gioco. La conoscenza della lingua locale non costituisce inoltre criterio di selezione preferenziale. Ovviamente, noi siamo stati selezionati in base alla nostra avvenenza, ma, in linea di massima, neanche questo è un criterio vincolante per lo SVE.

Solitamente, bisogna inviare all’organizzazione promotrice il proprio curriculum e lettera di motivazione, per poi svolgere un colloquio dal vivo o via skype.

I’m in! Where can I find the right project for me? How do I apply?

You can contact an organisation to propose a project, or apply for an already approved project. Click here for the database of the accredited organisations. Also, many web-sites and Facebook pages regularly post announcements regarding projects and organisations searching for volunteers.

To apply, you only have to be between 17 and 30 years of age, have a good ability to adapt, and be willing to take on new challenges. Knowledge of the local language isn’t a preferential criterion for selection. Obviously, we’ve been selected for our attractiveness, but usually attractiveness isn’t a criterion either.

Generally, you have to send your application to the promoting organisation with your cv and a motivation letter, then you’ll be contacted for a face-to-face or Skype interview.

Bene! Ma una volta terminato cosa mi resta?

Oltre a tanti ricordi ed una grande esperienza, lo SVE prevede anche uno strumento di valutazione riconosciuto, il certificato YouthPass, che attesta la vostra partecipazione, descrive il vostro progetto, le competenze e le abilità che avete acquisito, cosa avete fatto e così via.

Great! But what do I have left when it’s over?

Other than many memories and a valuable experience, EVS includes also a recognised evaluation tool, the YouthPass certificate, which attests your participation, describes the project, the competences and abilities you acquired, your activities, and so on.