Non è mai troppo tardi per imparare

Avete presente la nuova collezione autunno/inverno di Moschino? Ecco, questo post parla di tutt’altro. Non mi dilungherò troppo, come mi è solito fare, perché cercare di raccontare dettagliatamente 5 mesi di SVE a Bucarest è pressoché impossibile o comunque sarebbe un’impresa da medaglia d’oro alle Olimpiadi. Perciò opterò per un modo alternativo di raccontarti (non è una minaccia, tranquillo, ma mi rivolgo a te, caro lettore che stai dall’altra parte dello schermo) la mia esperienza da volontario che, ci tengo a dirlo, è quasi arrivata al giro di boa.

Potrei parlarti di “ciorbe”, di “mici” (che non sono i nostri gatti), di Florin Salam o di quanto è bello pagare una birra – dipende dalla marca – a poco più di un’euro. Se vi dovessero interessare queste cose, ecco, contattatemi in privato e vi racconterò aneddoti e sensazioni.

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L’inquietante parco giochi che sta di fronte casa 

Preferisco parlarvi di collaborazione, dialogo solidarietà, rispetto, partecipazione, scambio, riconoscenza, impegno, reciprocità e confronto: sono concetti che non si imparano sui libri di scuola, ma si apprendono sporcandosi le mani sul campo, grondando di sudore, e stando a stretto contatto con le persone. Questo, ci tengo a dirlo, è il risultato più bello ottenuto sinora. Ah, le “persone” con cui ho a che fare sono una quindicina di nanerottoli con un’età compresa fra i 6 e i 12 anni e che provengono da situazioni familiari difficili (non entro nel dettaglio perché non sarebbe utile per il messaggio che questo post vuole lasciarti). Il mio non è un LAVORO (non perché non abbia stipulato un contratto e non perché sia privo di remunerazione), odio questo termine, soprattutto in questi casi, perciò lo definirei “impegno”. I miei marmocchi (si, ormai sono diventati di mia proprietà – scherzo, ovviamente) frequentano il Centro Comunitario di Obor gestito da Carusel, la mia hosting association, per 3 volte a settimana, anche se va detto che loro, non avendo chiara la concezione del tempo e tanto meno dei giorni della settimana, confondono il lunedì con il giovedì e il martedì con il mercoledì, perciò è facile trovarli davanti la porta del centro anche in un’anonima mattinata del venerdì.

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Un fantastico ritratto 

Tramite educazione non formale, cerchiamo di insegnare loro le basi di rumeno, a partire da lettere e numeri. Fa strano vedere un bambino di 9 anni ancora titubante nello scrivere il proprio nome, e dietro questa forma di analfabetizzazione si celano diverse ragioni a cui tu, ora che mi stai leggendo, potresti trovare una risposta. Ah, che poi ad insegnare siamo proprio noi, volontari italiani, guidati dalla nostra coordinatrice Ana, insostituibile punto di riferimento per noi. Quindi, noi italiani insegniamo rumeno. Potrebbe essere “folle” come idea, ma proprio qua sta un altro aspetto fondamentale del nostro SVE: la reciprocità del rapporto, un dare e avere continuo che ti arricchisce quotidianamente. Ti faccio un esempio, così sono più chiaro: io insegno a scrivere correttamente la lettera A e loro mi suggeriscono qualche nuovo termine da aggiungere al mio lessico. Si tratta di un giusto compromesso, divenuto oramai fondamentale e prezioso per la mia, anzi nostra (faccio le veci anche di Fiorella, l’altra SVE) sopravvivenza qua a Bucarest che si protrarrà fino a ottobre. Sai, che nel tuo piccolo, stai facendo qualcosa di grande per qualcuno che finora non ne ha avuto la possibilità. E poi potrei raccontarti mille altre storie, ma se non le vivi da vicino certe cose non si possono spiegare. Di una cosa però sono certo: sono felice, soddisfatto e appagato.

Vorrei dirti un’ultima cosa: non avere paura di avere paure. Affrontale, combattile e sconfiggile. Così darai modo a te stesso di capire quanto vali.

Sergio (Volontario SVE a Bucarest)