Come vola il tempo in questa Vâlcea…

blogIn questa domenica pomeriggio di riposo qui  a Vâlcea, con in sottofondo un cartone animato in lingua romena inizio a mettere ordine ad idee, esperienze e incontri che questi mesi di SVE mi hanno regalato. Sino ad oggi le sensazioni vissute hanno occupato in maniera quasi confusa la mia mente, e la mia persona, ma alla fine del quinto mese di questo progetto credo che sia arrivato il momento di provare a sistematizzare il tutto, aprendo quei cassetti che serviranno a dare un posto a questo primo periodo vissuto qui in Romania. Ho deciso di creare la stanza dei miei ricordi romeni e ad ogni cassetto presente ho pensato di dare un nome così da avere la certezza che tutte le emozioni vissute non andranno perdute. Sicuramente il cassetto degli sguardi e degli incontri avvenuti anche per caso mi aiuterà a non dimenticare il perchè, nonostante le difficoltà, ad oggi continuo a restare in Romania.

L’ultimo periodo qui a Vâlcea mi ha messa a dura prova, pensando addirittura che questo progetto non mi appartenesse e che non fossi in grado di portarlo avanti, ma è stato grazie agli occhi ridenti dei bambini di Copacelu che ho ritrovato quella motivazione che c’è sempre stata in me, ma che per varie vicissitudini era stata sopita da uno stato d’animo a volte poco incline al sole che spesso bacia Vâlcea.

Questo è un momento importante per il mio percorso perchè inizia la fase del midterm (che significa proprio metà percorso) ed è proprio in questi mesi che inizierò a raccogliere i frutti dell’inverno trascorso qui in Romania, è un po’ come lavorare il proprio orticello per poi avere l’orgoglio del raccolto. Le domande che ad oggi scorrono nella mia testa sono molte e alcune mi va di condividerle con voi anche perchè penso di aver trovato delle risposte che soddisfano la mia voglia di crescita: Chi ero quando sono arrivata qui a  Vâlcea? e chi è ad oggi Grazia? La SVE arrivata il 15 ottobre era una ragazza inconsapevole delle capacità che facevano parte della propria persona, ma grazie alle esperienze vissute queste sono iniziate ad emergere. Lo spirito di adattamento e la voglia di creare qualcosa che possa crescere con il tempo fanno parte ad oggi della mia persona. Sono arrivata qui in compagnia della mia impulsività e della paura di non essere all’altezza della situazione, ma lasciando al tempo di fare il giusto decorso ho iniziato a capire che giorno dopo giorno le cose possono cambiare. Adesso è anche il momento di tornare a casa e di staccare un po’ dalla Romania così da poter raccogliere le idee per poter ricominciare con nuove prospettive. Il sole della mia Sicilia, che non è poi così differente da quello che accompagna le mie giornate romene, mi aiuterà ad interiorizzare questa prima parte di esperienza. Si chiude il primo capitolo di un percorso iniziato il 15 ottobre per iniziare a scrivere la seconda parte del mio libro.

Cunsolo Grazia Sve a Vâlcea

E chi l’ha detto che Bucarest è grigia?

E’ già volato un mese dal mio arrivo a Bucarest e queste prime settimane sono state gremite di storie avvincenti e volti nuovi, occhietti ridenti e curiosi, odori inebrianti e pungenti e nuove interessanti prospettive.

Mi trovo qui per fare lo SVE (Servizio Volontario Europeo), un progetto di volontariato internazionale finanziato dalla Commissione Europea all’interno del programma Erasmus+ che unisce varie associazioni operanti sul territorio europeo da legami di amicizia. Nel mio caso le due associazioni in questione sono Bir (Bambini in Romania) e Carusel, rispettivamente sending e hosting organisation. Il legame tra Bir e Carusel è un legame recente ma non per questo fragile. Esso si nutre di una bella energia che nasce da un’affinità di prospettive e getta le fondamenta sul terreno del rispetto effettivo dei diritti umani, con particolare attenzione alle persone che vivono in condizioni di fragilità economica e a rischio di marginalità ed esclusione sociale, in una cornice di trasparenza che contraddistingue l’operato di chi ci lavora all’interno.

Sia a Bir che a Carusel si respira aria di casa perché quando vieni accolto ti senti subito parte di una grande famiglia, unita nel raggiungimento di uno scopo comune.

Carusel è un’organizzazione giovane la cui missione è la creazione di un ambiente sociale attivo e proattivo con particolare riguardo alla promozione dei diritti dell’uomo e del loro effettivo rispetto. Essa opera tra i settori della popolazione maggiormente a rischio, tra i consumatori di alcool e droga, tra coloro che praticano la prostituzione, tra le persone di strada e tra coloro che vivono in situazioni di povertà estrema che rischiano l’esclusione sociale. E fa tutto questo con una grande passione e un’energia inestinguibile, motivata da una grande convinzione per il rispetto dei diritti di ogni essere umano, indipendentemente dallo status sociale e dall’orientamento religioso, politico e sessuale.

In queste prime settimane ho passato gran parte del mio tempo al centro comunitario di Obor, uno spazio destinato prevalentemente ad attività di educazione non formale per bambini di età compresa tra i 5 e i 13 anni che provengono da situazioni di fragilità dovuta alla scarsità di risorse economiche dei genitori e alla debolezza sociale del nucleo familiare e che per questo sono quindi esclusi dai circuiti tradizionali di educazione formale.

In Romania l’abbandono scolastico è un fenomeno tristemente molto diffuso e colpisce soprattutto le comunità di etnia rom rispetto al resto della popolazione. Secondo uno studio condotto dall’UNICEF, in collaborazione con il governo rumeno, le cause principali sono da ricollegare alla povertà e alla limitata istruzione dei genitori. Inoltre, la comunità Rom è particolarmente vulnerabile alla discriminazione e svantaggiata nei numerosi aspetti della vita quotidiana: essa resta ancora vittima di stereotipi difficili da sradicare e di pregiudizi che si riflettono nei comportamenti sociali, nelle rappresentazioni fornite dai media e nelle posizioni assunte da singoli individui o parti politiche e istituzionali. La maggior parte dei Rom vive sotto la soglia di povertà e ha grandi difficoltà, aumentate a dismisura nella fase di transizione socio-economica seguita al crollo dell’URSS, a integrarsi nelle strutture e nel tessuto sociale: il tasso di analfabetismo è ancora molto elevato (anche per lo scarsissimo valore che le famiglie attribuiscono all’educazione e all’istruzione come mezzi di promozione dello sviluppo sociale ed economico della comunità).

Durante questo primo mese di esperienza, questi dati hanno assunto dei volti e sono diventati storie tangibili. I nomi dei bimbi del centro, assieme ai loro sorrisi e ai loro capricci ormai sono parte della mia quotidianità e stanno riempiendo di contenuto la scelta che ho fatto.  Mi piace lavorare con loro perché riescono a travolgermi con la loro inarrestabile energia sgangherata e ogni giorno, chiudendo dietro di me la porta del centro, porto a casa delle piccole soddisfazioni.

La presenza di Carusel nelle vite di queste bimbi è essenziale, non solo per la qualità del tempo e l’attenzione che cerchiamo di offrire a ciascun bambino mediante lo svolgimento di varie attività educative, ma soprattutto perché l’azione mira a realizzare obiettivi di lungo periodo e, a seconda delle peculiarità di ciascun caso, punta al loro inserimento nel sistema di educazione formale e alla loro integrazione nel tessuto sociale. Per realizzare degli obiettivi così importanti, l’azione di Carusel non si estingue nel lavoro che facciamo con i bambini al centro diurno, ma prosegue nelle loro case e all’interno dei loro nuclei familiari, per meglio comprendere i loro problemi e le loro esigenze e per cercare di creare un ambiente favorevole al miglioramento complessivo delle condizioni di vita.

Sono proprio contenta di essere parte di questo bel progetto e di condividere con Carusel dei valori importanti, primo tra tutti, il rispetto per la dignità di ogni essere umano.

Claudia Husdup, volontaria Sve a Bucarest.