I volontari Ipi si confrontano con il mondo di Carusel…

carusel

 

Da dove iniziare il racconto di questa settimana passata in compagnia di Carusel e dei suoi volontari? Prima di raccontarvi l’esperienza vissuta vi presento gli altri due volontari presenti nella foto: Mario (mentore, collega e supporto per i volontari Sve a Vâlcea) e Beatrice volontaria di Carusel. Giorni intensi e ricchi di emozioni quelli trascorsi a Bucarest, dove tutto sembra essere stato scandito da un tempo trascorso velocemente. Forse trovare le parole giuste per raccontarvi quello che ho vissuto non è poi così semplice. Iniziamo a mettere ordine a queste sensazioni (o almeno ci provo), provando ad aprire dei piccoli cassetti e dare un nome a tutto le esperienze vissute a Bucarest. La prima cosa che mi viene in mente è il Don Orione la struttura che oltre ad ospitarci ci ha dato la possibilità di conoscere la realtà con la quale lavora. E qui la semplice condivisione di una canzone o del pranzo con i bambini ci ha dato la giusta carica per iniziare le attività a Carusel con Beatrice e gli altri volontari. Se penso a Carusel mi viene in mente: un Covrig (e qui ovviamente faccio riferimento alla creatività di un bambino con la pasta di sale),  le piccole sedie blu e i tavolinetti con tutti noi seduti a condividere il momento del pranzo. E seduti su quelle piccole sedie blu capisci che colorare insieme ai bambini un semplice disegno che rappresenta Mos Craciun può darti più di quanto fossi in grado di aspettarti. In questi mesi sto riscoprendo il valore del donare ma nello stesso tempo del ricevere proprio perchè in questi casi si viene a creare uno scambio vicendevole. Un’altra sensazione che ho bisogno di sistematizzare nel cassetto delle esperienze vissute è quella di Ferentari e devo dire che il confronto con questa realtà non è stato immediato. Ovviamente vi potreste chiedere cosa è Ferentari e come lavora Carusel in questo quartiere, tranquilli anche io all’inizio me lo sono chiesta. A Ferentari (quartiere di Bucarest) Carusel lavora sulla prevenzione del rischio ed è in questa piccola struttura che avviene lo scambio di siringhe sterili  e preservativi questo ovviamente per diminuire il più possibile il rischio che l’assunzione di droghe come l’eroina è in grado di provocare. Il confronto con questa realtà ancora non ha trovato un posto nei famosi cassetti delle sensazioni vissute e probabilmente ci metterà un po’ a trovarlo anche perchè metabolizzare certi incontri a volte ti lascia spiazzata. Sicuramente il tempo darà il giusto posto a tutto ciò ma per adesso concludo dicendovi che ogni giorno passato qui in Romania è in grado di farti cadere ma nello stesso tempo trovi la giuste motivazioni per rialzarti, ed è proprio quando ci riesci che ti ritrovi con nuove consapevolezze assolutamente indispensabili per andare avanti.

In questa puntata: una SVE, le sue doti artistiche e un risveglio sotto la neve…

 

Eccomi di nuovo qui pronta a raccontarvi una piccola parte delle esperienze  vissute in queste ultime settimane. Tutto inizia con un risveglio sotto la neve in una piccola città sui monti che porta il nome di Busteni. Protagonisti di questa storia sono: un gruppo di volontari assortiti,  (tedeschi, spagnoli, turchi, estoni, olandesi e ovviamente non potevano mancare gli italiani), un albergo, delle stanze in cui potersi confrontare e piacevoli incontri che ti lasciano il segno. L’esperienza in questione è il mio on arrival (training di formazione per i volontari) durante il quale ho avuto la possibilità di confrontarmi con altre culture, ma soprattutto di conoscere più da vicino la cultura romena che ha qualcosa di speciale. E quello che voglio condividere con voi è un particolare incontro in treno, di quelli che avvengono così per caso e che non ti aspetti. Salgo sul treno per raggiungere Brasov e mi siedo in una cuccetta dove ci sono altre persone, loro capiscono che sono straniera e iniziano a chiedermi da dove vengo, se mi piace la Romania, ma soprattutto mi chiedono: “Cosa pensi della gente qui in Romania?”. Beh quello che penso è racchiuso in dei piccoli gesti che sono avvenuti avvenuti durante questo breve viaggio. Il treno prosegue il suo percorso e una delle due signore condivide con tutta la cuccetta dei covrige che aveva portato con sè per la colazione mentre la seconda mi chiede: “sei cattolica?” io rispondo di sì e dopo un pò prende dalla borsa un braccialetto e me lo regala, dicendomi:  “questo è per te”… Sono questi incontri che ti fanno capire che nonostante le differenze etniche, religiose e linguistiche l’essere umano ha la possibilità di comunicare e trovare il modo di condividere. Quindi se dovessi scegliere una parola per l’esperienza vissuta, questa sarebbe condivisione. Il treno si ferma e io riprendo il mio percorso in una Vâlcea che è ormai casa, e dove ad aspettarti ci sono i bambini dell’asilo che non appena ti vedono entrare ti sorridono e abbracciano perchè ormai ti conoscono e sanno che tu sei lì per loro. E il condividere assieme un semplice disegno, o la creazione di piccoli fiocchi di neve ti riempie la giornata e dà un senso al percorso che hai deciso di seguire qui in Romania. Ti basta pensare al sorriso dei bimbi per affrontare i momenti più duri nei quali pensi: “cosa ci faccio qui? dove mi porterà questo anno?… Ma forse le risposte sono proprio racchiuse in quel cammino che deve proseguire………. Continua a leggere