Alla fine

L’estate e passata talmente velocemente che mi viene difficile credere che mi restano solo cinque giorni in Italia. Non mi sono preparata per la fine e quindi non sento gli emozioni ancora e lo so che nei prossimi giorni saro occupata con i bagagli e le preparazioni. Comunque, provo di ricordarmi come mi sentivo quando sono arrivata qui, undici mesi fa.

Mi ricordo che ero contentissima di aver la possibilita di fare un lavoro col senso e di vivere fra delle persone con esperienza e sopratutto con entusiasmo. I primi giorni sono stata fascinata dall’associazione con tutti i suoi progetti ed i suoi volontari. Dall’altra parte, mi ricordo che avevo paura di non essere utile, di non essere capace di fare bene il mio lavoro, di non imparare l’italiano abastanza bene, ero anche un po’ stanca di condividere la stanza con delle persone che non conosco.

Adesso, alla fine, vedo che le mie aspettative sono state soddisfate – ho imparato un sacco di cose e ho piu fiducia nelle mie capacita – ho incontrato della gente chi fa delle cose stupende, con una creativita straordinaria. Ho fatto anche delle cose che non avrei mai pensato di fare – come il corso di canto o come la raccolta di frutta e verdura al mercato.

Le mie paure sono scomparse velocemente – ho trovato il mio posto nelle attivita ed ho provato di contribuire come ho potuto e con gli altri sve siamo stati una famiglia dove mi sono sentita davvero a casa, libera di condividere tutto e di essere me stessa.

Oltre le attivita e l’associazione, quest’anno con tutto il tempo libero che ho avuto, ho provato anche di capire la realta dove mi trovo, cioe la situazione politica del paese e della citta, la cultura con i libri, i film, la musica; ho viaggiato molto e ho visto dei posti bellissimi.

Penso che la piu grande sfida che ho avuto durante questo voluntariato e stata la gestione del tempo libero. Non ho mai avuto un anno con tanto tempo libero da quando ero piccolina ed sono passati abbastanza mesi fino a quando ho realisato che potrei utilizare questo tempo per svolgere un progetto personale struturato e coerente ed alora ho avuto dei momenti dove mi sono sentita inutile. Alla fine, penso che questa e stata una delle piu importante lezioni che ho imparato qui.

E ovvio che alla fine di una tale esperienza, la domanda e come sei cresciuto in questo tempo, e la prima risposta e che sono cresciuta senza accorgermi, in un modo naturale. Solo guardando come ero all’inizio posso dire che e stato un processo molto benefico per me, chi mi ha fatto aprirmi ed andare la dove non osavo, alle mie limite in alcuni momenti. Sono molto contenta e riconoscente e porto con me i sorrisi, i sguardi delle persone che ho incontrato qui, i colori e gli odori dei posti che ho frequentato e un pezzo dell’Italia, con la sua diversita e le sue contradizioni, nel mio cuore. Grazie!

 

Delia

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More on Trenno della Memoria

Jarmila Knotek was 22 and czech. She smiled in her Auschwitz photo, even though she probably knew she was going to die soon.

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She was born in the wrong time, I imagine – but then, which of the people that died then was born in the right time? Who was in the right place if she was in the wrong? The children, stripped of their shoes to be left in a pile for “better use” or the mother who watched her child die in front of her?

Maybe if Jarmila had lived, she would have become a freedom fighter, or an educator, or – honestly – whatever else, but I think she would have approached life with energy and positivity. She would have been a force for change, however big or small, with that smile.

It’s unfair that she died, that they all died for nothing worthwhile. It is a waste and a shame, and sadly we can’t change any of it. However, we can try to stop the other unfair, uncalled for, early deaths, still happening today.

Emotions are easy to manipulate. That doesn’t mean to say that it makes us weak to have them, or they are wrong on principle , but manipulated emotions make people completely forget what they stand for as humans. People around the Jewish ghetto in Krakow, people who turned jewish neighbors in to the nazi regime, people who supported the ruling party with all their efforts – I imagine most of them were blinded by strong emotions. Fear of the “others”, fear of the economic situation and the uncertain future, fear of repercussions, desire to protect the closest to you (your family, your children) from the threats of the “bad elements”, or even the desire to keep and safeguard your values from being culturally pushes away.

Those people were driven by manipulated emotions, fueled by propaganda, supported by the lack of proper understanding and education.

I think this is one of the better ways to move forward: with the thought that if only:

If only people were educated that there was nothing to fear from Jarmila Knotek, or from any jewish, roma, slav, gay person who died too soon;

If only people understood they wouldn’t disturb their lives or their well-being, that the economic situation would not be worsened by their life;

If only people saw that diversity in all forms is what pushes humanity into progress,

Then maybe people wouldn’t be pulled in the propaganda; education would prevent the blatant misdirection and malicious influence over a society.

Then maybe people wouldn’t blindly believe that refugees are bad and bring only problems with them; that muslims are a terrifying threat, or any of the other modern exclusionary language.

Peace exists in understanding and humanity. I’d like to think that the way to stop the unfair, horrible early deaths which happen every day around us, is through understanding.

And understanding is achieved through compassion and education.

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Raya

Treno della Memoria

Mi ricordo la sera quando ho ricevuto un messaggio da Vale ‘domani devo dirti una cosa’ e non sapevo se c’era qualcosa di positivo o negativo. Il giorno dopo la notizia è stata molto più positiva di quanto mi aspettavo: tra due settimane faremo anche noi, Raya e io, l’esperienza del Treno della Memoria. Non sapevo niente rispetto a questa cosa, madopo ho scoperto che è una roba davvero complessa e benorganizzata.

Anche prima di partire, il Treno della Memoria ci ha offerto delle emozioni intense, che abbiamo vissuto al Memoriale della Shoah di Milano, dove la guida ci ha spiegato come le popolazioni di ebrei aspettavano nel buio senza capire cosa succederà con loro quando saranno affollati nelle piccole carrozze. All ingresso del memoriale c’era una parola enorme scritta sull muro: indifferenza. Indifferenza perchè gli abitanti di Milano e l’intera popolazione sono stati dei spettatori di questa tragedia, sapendo che c’era una cosa terribile che succedeva vicino a loro, ma scegliendo di non vederla.

Con questa riflessione sull’ indiferenza siamo partiti in pullman, dove l’atmosfera è cambiata radicalmente, con la musica e le danze. Penso che era troppo deprimente di stare tristi per una settimana intera, quindi con i viaggi in pullman le emozioni si sono equilibrate un po’.

Venerdi mattina siamo arrivati a Berlino, dove abbiamo fatto una passeggiata per visitare qualche luogosegnatodalla storia del nazismo, per esempio abbiamo visto il memoriale delle vittime rom dello sterminio nazista. A Berlino abbiamo visto anche il museo della storia del nazismo, la Topografia del Terrore, dove abbiamo capito meglio il contesto sociale ed economico della Germania prima di Hitler e come è stata preparata la ‘soluzione finale’ dello sterminio degli ebrei attraverso delle leggi e politiche razziste. Abbiamo visitato vicino a Berlino il campo di concentramento di Sachsenhausen – costruito inizialmente per gli oppositori politici e poi anche per altre categorie di persone, tra queste gli ebrei. La guida ci ha spiegato come i prigionieri erano disumanizzati, la loro identità gli era tolta, ma loro trovavano diverse modalità creative e coraggiose di resistere. Mi è piaciuto che la guida ci ha letto delle testimonianze dei sopravvissuti – delle parole fortissime – e ci ha detto che se leggiamo due testimonianze di due personne che hanno vissuto nello stesso campo, diremmo che hanno vissuto in posti diversi – per me questa è una cosa molta suggestiva che prova il fatto che nonstante gli sforzi dei nazisti di togliere l’umanità di queste persone, non ci sono riusciti. A Berlino abbiamo visto anche la Porta di Brandeburgo ed il muro di Berlino, che hanno una conessione con la storia più recente – un segnale che ci sono ancora delle radici del male che minacciano il nostro presente e che dobbiamo sempre prendere cura dei nostri dirriti.

La tappa successiva del Treno della Memoria è stata Cracovia, dove abbiamo visitato la Fabbrica di Schindler – abbiamo ricevuto un esempio di come si può fare qualcosa per gli altri, l’opposto dell’indifferenza. Nello stesso tempo la guida ci ha descritto come i nazisti hanno occupato Cracovia e come hanno trattato la popolazione di ebrei – fine a chiuderli in un ghetto circondato dei muri sotto forma di tombe. Abbiamo visitato il quartiere ebreo ed abbiamo visto la piazza dove siano stati sterminati gli ultimi 2000 ebrei che non sono stati inviati ad Auschwitz. Adesso in questo posto c’è un monumento che rappresenta delle sedie vuote – davanti a queste sedie si può soltanto guardare in silenzio e riflettere.

Il momento forte del nostro viaggio è stato la visita ad Auschwitz e Birkenau, un immenso cimitero dove milioni di persone sono state uccise in una maniera crudele, ma sopratutto efficiente, burocratica, come in una fabbrica, questa è la cosa la più scioccante: tutti i meccanismi sviluppati per sterminare il più grande numero di persone nel più corto tempo. La guida ci ha spiegato che stavamo marciando sulla cenere delle vittime; i nazisti hanno costretto i prigionieri ad incenerire le persone sterminate, e ci sono innumerevoli esempi di quanto erano diaboliche le idee dei nazisti. La guida ci ha detto che i nazisti hanno ridotto gli ebrei a numeri e che dobbiamo fare sempre attenzione a questa cosa che succede anche nel presente. Come gesto simbolico, abbiamo tutti i 450 participanti pronunciato il nome di una vittima morta ad Auschwitz, dicendo io ti ricordo, perchè per noi loro non sono dei numeri, ma delle persone con una storia individuale e con un’anima, delle persone che hanno lasciato un vuoto nella nostra umanità.

Durante il viaggio, i responsabili ci hanno detto che abbiamo una responsabilità di portare a casa le cose che abbiamo visto, sentito ed imparato. Come prime testimonianze abbiamo avuto già dei momenti di scambio in gruppo e con gli altri paricipanti, dove ognuno ha avuto la possibilità di esprimere quello che ha vissuto. Un’altra testimonianza che abbiamo portato è il flashmob che abbiamo fatto a Vienna – un piccolo manifesto contro i poteri che opprimono diversi gruppi di persone, ma anche la speranza che insieme possiamo lottare contro un futuro che ripeta i stessi errori.

Siamo tutti consapevoli che anche in presente ci sono tante persone oppresse e tante ingiustizie. Forse ci sono poche persone che sono d’accordo con queste cose, ma stiamo tutti davanti alla parola indifferenza e siamo tutti davanti a questa scelta. Dopo questa settimana vissuta con tanti giovani attivi nel sociale, io ho speranza.

 

Delia

Defining Moments

It was 13th of October when I arrived here in Milano. It was a bright, sunny day and I was a little bit confused, a little bit happy and a little bit lost in my life. When I made the decision to relocate from Georgia to Italy it was not easy. The idea of leaving my beloved friends and family it always makes me feel like having a limb cut off, but in other hand I’m adventurer at heart and crazy about new stories in my life, so I’m happy that I made this decision, but what does it feel like to live in a foreign country from the begining? – having a culture shock, country sickness, language barrier, mild panic attacks? YES, exactly, but it’s possible to find beauty in those bad moments and it really doesn’t matter where you are, because you can make any space feel like home and I made my space feel like home.

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I came back to Milano from Passignano sul Trasimeno just one day ago and I’m full of emotions. Let me tell you about a Walk to Start Again and Passignano. A Walk to Start Again is the process of thinking and growing as a person, walking for one week or one month which is helping to think. We spent two days in Passignano to drew up a walking plans, first meeting was incredible with those people, we had tipical Italian diner, which means : spageti, wine and noise, I adore Italian diner, it’s something more than eating, it’s a comunication, friendship and fun. On a second day we worked the whole day as I said for a project’s plan, it was little bit hard because I’m still learning Italian but in other hand it was interesting and funny how I was trying to catch the words and then we went to the city. City is amazing, Passignano is different from Milan, life is calm and air is fresh, walking around lake makes you feel harmony.

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Passignano sul Trasimeno

BIR – my days in Bir usually are starting after lunch or it depends. I’m always happy to go there, staff are always ready to help you and they are more friends than colleagues. Before ”Erasmus+” application deadline for KA1, I was busy to write an youth exchange projects and after that I’m helping to organize documents. They are helping me to learn Italian faster and because of that two days in week I have an Italian lessons, but I’m still going piano, piano.

The best thing what you can do in your life is go on an adventure and try something new, don’t be afraid to move abroad and make a long-term EVS, it’s full of possibilities to learn, discover and also life never been such an amazing as now.

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L’ultima Pieta di Michelangelo

Food for thought

In my life so far, working has meant a lot of time behind a computer screen, researching, writing, creating – as those were my qualifications, and my job demanded just that. I loved it completely – I felt competent, I could solve most problems which came my way, and I imagined that was the future too. I was working for good causes, even from afar, being efficient, drafting reports and finding ways for improvement. While I know that gave me great fulfillment, I can’t help but think that there was something missing, something that pushed me to volunteering – which is how I found myself in BiR. Maybe something is missing from your life as well, and this could be a good practice of sorts.

Something specific, which changed when I came to BiR was the direct contact with a great number of people. Upon coming here, the first project I joined (which I still can’t quite imagine could work this well anywhere else) is Recup, in which we (volunteers) go to the daily pop-up markets in Milano as they are about to close, and we ask the vendors to donate any food, which might be on its way to going bad and which they believe they will not be able to sell, for the disadvantaged. We collect that food and redistribute it, mostly through setting shop of our own in the market, and sometimes by giving what is ultimately left to a food bank.

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What fascinates me about the markets, and about Recup as an idea, is how willing people are to participate in this endeavor – and especially how many vendors reach out to us! How open they are to directly help with whatever they can, and how useful that is to the people who come to take some of the produce we’ve collected.

What is important in Recup, I think, is the humanity of it, the relationships and the connections we make, the smiles and the genuine desire to be of any use, be that with a couple of tangerines or with a box full of good bananas, with the end result being the feeling of immense satisfaction, usefulness to the community and a tangible contribution. While the result is quick to see, it is also as fleeting as the expiration dates of the donated food, which makes the activity in a way, bitter-sweet – the people will still have daily issues with getting food, but we have helped at least a little.

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This work – on the field, fleeting, directly useful, is something which gives a completely different satisfaction. And since it is so easy on time-consumption – we don’t spend more than 2 hours a day doing it, I think it is also an activity, which more people could potentially start to work on in different places. After all, it is a good idea to get away from the routine and what we know we are good at, and reach out a hand to see how togetherness and empathy could improve people’s lives directly. The volunteers in Recup here are a very mixed crowd as well – some are unemployed, some are refugees, and some are taking time away from their studies or even their work to come for a bit.

I wonder how many activities, such as Recup, could also be incorporated almost seamlessly in our every-day lives. Even in a country unlike Italy (where the culture of volunteering is really well-developed), for example my home-country of Bulgaria, this could be a fairly easy way to jump-start it – having activities, which visibly help, while they demand just some time and the sense of community.

 

While working and excelling in our own fields, maybe we should also think about how we can complement that usefulness with these small acts of humanity, and improve both our own lives, and other people’s – if not with food specifically, then in the many other different ways others have thought of to create. Any ideas?

 

Raya, volunteer with BiR

La nostra torta ha tantissimi piani!

Eh, già… è arrivato il momento di partire.

Non so nemmeno io come descrivere a parole il mio stato d’animo attuale. Ieri sera parlando con Sergio del più e del meno a un certo punto gli dico: “Mi sento strana, lo sai? Tu come ti senti?” e lui: “Eh Fiore, so bene quali siano le tue sensazioni… provo lo stesso anch’io”. E infatti è proprio come se solo adesso, a cinque giorni dalla fine dello Sve, realizzassimo che la nostra esperienza stia per volgere al termine.

Tutti i preparativi, gli ultimi saluti, le ultime passeggiate nel meraviglioso Parcul Circului, gli ultimi preziosi momenti con i bambini e con Ana, impeccabile guida e supporto nel corso di quest’avventura, nonché grande amica e fonte di ispirazione.

Restano solo tre giorni da trascorrere con i bambini prima della nostra partenza ed è come se adesso volessi trovare un modo per riuscire a rallentare il tempo o addirittura fermarlo…devo assolutamente godermi appieno le ultime briciole della nostra torta. Eh si, perché la nostra è una torta speciale con tantissimi piani. L’abbiamo preparata insieme partendo dalla base e giorno dopo giorno è diventata sempre più alta. Abbiamo scelto di decorarla con i colori più belli e sgargianti e con la panna più dolce che ci sia. Ogni piano è stato pensato, costruito insieme dosando bene tutti gli ingredienti del composto.

Non dimenticherò mai i vostri sorrisi e la vostra incredibile energia di ogni mattina, quando io invece avevo bisogno ancora di qualche caffè per riprendermi dal sonno. Le vostre premure, il vostro affetto incondizionato. Il centro di Obor per me è stato un luogo magico, un nido d’amore in cui si comunica col cuore e ci si prende continuamente cura l’uno dell’altro.

Sono sicura che non sarà affatto facile abituarci all’idea di non vederci più ogni settimana ma al tempo stesso abbiamo la consapevolezza di aver reso la nostra torta così bella attraverso un percorso di crescita comune, creando delle basi solide per fare in modo che diventi ancora più alta e resistente!

Grazie di cuore.

Fiorella, SVE a Bucarest

A full week of EVS with BIR

Mondays

Jail Volunteering with BeccaBIR

My Mondays were usually starting late and finishing late. Around 14:45 I would meet with other volunteers in front of the Carcere Minorile Beccaria. After a little talk on the bench in front of the imposing building we used to press the ring button in order to be let in. The first step was to leave our IDs, our things and mobile-phones, then, another two doors were necessary to be passed in order to reach the side of the building where our activities took place. We were usually 5 or 6 volunteers, some being in their 3rd or 4th year of jail volunteering, others, being juniors like me. On Mondays’ afternoons we helped in implementing a project called Porta Fuori, who had as purpose to build, through arts, a connecting bridge between the inside reality and the outside one. There were many actors involved in this project, us, the BIR volunteers, teachers, high school volunteers, and, of course, the boys.

 Inside, the teachers were waiting for us and a group of high school volunteers were taking also part in the activities, in a scholastic process, which in Italy is called alternanza scuola lavoro. As we were waiting for the boys to arrive in the corridor, we were planning a little bit the activities of the afternoon, some of us were doing painting, some photography and others creative writing. As photography is one of my oldest hobbies I have gladly helped in creating and implementing some photographic concepts. The first weeks of the project were shaped around debating and exploring different photography techniques and choosing what ideas could we bring to live with the resources we had inside. But most importantly, the first weeks of the project were about getting to know the boys, their group-dynamics, understanding different methods to get them engaged and making them feel active part of the whole process.

And there were laughs and there were good photos and plenty of moved and blurred photos. And they were taking the cameras and having fun while trying to understand how the lens worked, and they shared our music with us and took fun group pictures. As the project was getting to an end, we knew that it was not about taking the greatest pictures nor becoming photographers, was about making them feel good and comfortable with being part of something else, completely different than their daily routine.

I usually got out of jail around 17:45-18:00, went home to rest for a little and then I prepared for my weekly Monday meeting.

QDL
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Our stands and gadgets

Every Monday evening a group of motivated and active volunteers has their weekly meeting in order to plan and implement different big and small initiatives for the organization. This is my group of QDLini, or, as the acronym says Quelli di Lunedi (The Ones from Monday). I have started to participate to these meeting from my first week here, and, despite the initial language barrier, I have found myself welcomed by open, hard-working young people, willing to share their free time for small and big initiatives of the NGO.

Undoubtedly, the volunteers are the soul of each non-governmental organization, and the mission and values of a NGO are always shared through their voice. This year we created so many nice things together, just to name a few: banquettes, Christmas fundraising in a cozy library, a Facebook campaign in order to promote our summer camps, the famous BIR Lottery and the long-waited Spring Party. For sure there was a lot of work and a lot of fun!

 

Tuesdays

 My Tuesdays were usually spent in the office, helping with different office-work activities or learning Italian. BIR gave me a great opportunity, to get accustomed with the format and structure of European Projects, especially from a financial and administrative point of view. As my studies were in the economic field, I found it very interesting to understand how the project management for such projects works and how the budget is distributed.

One very keen project for me in which I was involved for a long time is called Me and You and Everyone We Know, a project which aims at preventing sexual harassment and sexual violence in schools and which took place in four different countries. Besides giving a hand in the administrative side, I also participated as an observer in school workshops, which was a very interesting, multi-cultural experience, especially because of the topics confronted.

 

Wednesdays and Fridays

NEW PLACES NEW FOODS

La nuova casa

On Wednesdays and Fridays afternoons I volunteered at the youth center called Centro per Giovanni, where I did homework with children, usually aged between 12 and 15 years old.

I have to admit that it was a true challenge in the beginning, because as one can imagine, teenagers are not always so easy to handle. Therefore, besides having to get accustomed with different scholastic terms in Italian, especially technical ones from geometry or arithmetic, I also had to understand a group dynamic which was already established and to be very flexible in my way of working with them. I needed to prove adaptability and patience, as every child is different and has a different learning style, maybe some get bored more easily, maybe some get unfocused when the door opens or when a pen falls on the ground, maybe some don’t talk so much or don’t actively communicate with you when you put them a question or maybe some talk too much and even you lose track of their homework. You learn so many things from kids, sometimes even from just observing them.

 

Thursdays

Social Market

On Thursdays afternoons, I used to frequent another social center, called Social Market which was an initiative to create a multi-purpose space for the local community, from where people could buy groceries at a small price or where children or pensioners could participate to different workshops and activities. Again, I used to work with children, doing together a variety of creative crafts.

Testicom

Another group from BIR in which I was involved is called Testicom, the operative group which has as objective to promote in schools and youth communities our volunteering camps in Romania and Moldavia, altogether with the concept of being an active and global citizen. We usually met once a month, on a Thursday, having dinner together and then confronting our new school contacts or relating our closest testimonial experiences. I participated myself in some school testimonials which was an opportunity to get out of my comfort zone and speak in Italian in front of young people. At times, I talked about my own country, Romania, as many of the students had many questions and curiosities, sometimes triggered by social and cultural prejudices. I felt so happy to see that there is so much interest among young people to get actively involved and to be change agents both in their local environment but also in more vulnerable and less fortunate communities.

Weekends

WIP

During some weekends I was involved in a formation progress called WIP (Walk in Progress) where, with other volunteers, we went together through a process of personal growth. As the weekends passed by, we got to understand more about ourselves as individuals, we shaped our values and we addressed topics such as teamwork, leadership styles or conflict management. WIP was a great opportunity to connect with so many people from BIR, to understand that despite our different experiences, we were triggered by common values and we all wanted to direct our actions towards creating good and towards diminishing the inequality gaps in our society.

Olimpia

On several Sundays, I used to participate in a project which had as purpose to promote positive team cheering in sports, moreover, during the matches of the basketball team Olimpia Milano. There, with a numerous group of kids that proudly worn on their face the colors of their Milanese team, we used to actively and harmoniously support the players. There was always a great atmosphere, as the kids were living each minute of the game at its fullness, and, of course, we, the “big” volunteers, tired but happy, were part of their symphony.

 

This was how my EVS weeks went by, but none of the weeks were the same, they were always sprinkled with a little bit of something else. Of course, we are in Italy, and here you’ll learn a lot about the power of flavors, not only in the kitchen, but also in the everyday life, everything is better by adding a little bit of spice, a little bit of joy and spontaneity, because as one Italian work colleague once told me “Iulia, la vita ha sempre più fantasia di noi”.

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My EVS Lessons

I still remember that first of November when I arrived in Milano, more than six months ago, a little bit confused, a little bit curious, a little bit of every feeling one can have when faced with a life-changing decision. I have tried so many times to sit down and start writing these lines, but, every time one question crossed my mind, how can I put into words the emotions my EVS made me feel? Because, as the months passed by, I have realized that this experience is not about facts or activities, but rather about all those inner things that touched my heart and made me become a better version of myself. It was a rainy, cloudy day when I arrived in Milano, but regardless, that day was the starting point of one of the sunniest and life-changing experiences of my life…

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Discovering Italy – Como

I have to admit, in the beginning, it was a language challenge, because even though I understood Italian, I couldn’t speak it. But thinking of it now, I know it was part of a process, a process of active learning, an experience that made me grow so fast in a short period of time, that motivated me to have patience and take things at their own pace. We leave in such a fast-paced world that we expect results to happen at a touch of a screen, many times we think that we are entitled to get something even before we get engaged in the actual process of achieving it. I think this was the first lesson my EVS taught me: have patience, take things piano, piano, don’t try to rush, learn to enjoy the process and, one day, when you less expect it, you will get where you want to be.

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The best experiences are shared

In the end, all good things worth waiting for take time… And the most beautiful part is that every time someone was there: a tutor, a volunteer, a staff member, another EVS colleague, or simply a friend. Someone was there when my Italian was rusty, because as I have tried to have patience with my learning process, they have also had patience with me, they opened their arms and warmly welcomed me in their big family. They did not give me a set of rules and strict indications of how to instead they gave me the freedom to explore and discover, they let me be myself, they trusted me, sometimes even more than I did myself, they let me sculpt my own wings and step by step they let me fly and choose which way to go. And, undoubtedly, this is the second lesson my EVS taught me: trust people, love them, help them grow, because as Maya Angelou once said “When you learn, teach, when you get, give”.

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Colori e sorrisi

And at the same time that I have started growing I have also started giving, but the power of volunteering stands in that the small things you give to someone will come back to you augmented. And you can give so little as cutting a heart-shape from a piece of pink paper while a six years old waits to glue it on their drawing or solving a complicated math operation that one kid received as homework, or teaching someone how to use a photo camera, or just your ideas and initiatives or just your presence and active listening or sometimes, simply, just your smile. My EVS is about all these instances that I carefully gather and keep them in the album of my life, my EVS is about being human, being strong and vulnerable, being an adult and a child, smiling and crying, learning and teaching, my EVS is everything that I am. And, to go further with the lessons my EVS taught me is to know that you are valuable, that your actions count, being as small as they are, that, there will come a moment in life when all those skills and competences you once acquired could be of help.

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Enjoying the Italian sun

Not so long ago I had my mid-term evaluation, one of the two compulsory trainings for each volunteer engaged in the EVS program. During this formation we approached a concept called the Hero’s Journey, which is a diagram with different steps that shows the transformation process one experiences when he takes the decision to get out of his comfort zone and step from the Ordinary Realm to the Extraordinary Realm. And now my Extraordinary Realm is BIR, a place that in the beginning was unclear but which now is plenty of treasures. A magical place that taught me that you are not alone, that despite all the unambiguity and uncertainty of the ordinary, real world we live in, when people are guided by the same values, they will find a way to change something for the better. And change doesn’t always have to be big to be meaningful, change can be cumulative, change can start small and increase gradually, but change should never stop. That is why I know that my extraordinary world started with BIR will go on with me forever, because EVS and volunteering as a whole is not a position, is not a project, is a way of living.

 

Iulia Starcu, EVS Volunteer with BIR

 

 

Non è mai troppo tardi per imparare

Avete presente la nuova collezione autunno/inverno di Moschino? Ecco, questo post parla di tutt’altro. Non mi dilungherò troppo, come mi è solito fare, perché cercare di raccontare dettagliatamente 5 mesi di SVE a Bucarest è pressoché impossibile o comunque sarebbe un’impresa da medaglia d’oro alle Olimpiadi. Perciò opterò per un modo alternativo di raccontarti (non è una minaccia, tranquillo, ma mi rivolgo a te, caro lettore che stai dall’altra parte dello schermo) la mia esperienza da volontario che, ci tengo a dirlo, è quasi arrivata al giro di boa.

Potrei parlarti di “ciorbe”, di “mici” (che non sono i nostri gatti), di Florin Salam o di quanto è bello pagare una birra – dipende dalla marca – a poco più di un’euro. Se vi dovessero interessare queste cose, ecco, contattatemi in privato e vi racconterò aneddoti e sensazioni.

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L’inquietante parco giochi che sta di fronte casa 

Preferisco parlarvi di collaborazione, dialogo solidarietà, rispetto, partecipazione, scambio, riconoscenza, impegno, reciprocità e confronto: sono concetti che non si imparano sui libri di scuola, ma si apprendono sporcandosi le mani sul campo, grondando di sudore, e stando a stretto contatto con le persone. Questo, ci tengo a dirlo, è il risultato più bello ottenuto sinora. Ah, le “persone” con cui ho a che fare sono una quindicina di nanerottoli con un’età compresa fra i 6 e i 12 anni e che provengono da situazioni familiari difficili (non entro nel dettaglio perché non sarebbe utile per il messaggio che questo post vuole lasciarti). Il mio non è un LAVORO (non perché non abbia stipulato un contratto e non perché sia privo di remunerazione), odio questo termine, soprattutto in questi casi, perciò lo definirei “impegno”. I miei marmocchi (si, ormai sono diventati di mia proprietà – scherzo, ovviamente) frequentano il Centro Comunitario di Obor gestito da Carusel, la mia hosting association, per 3 volte a settimana, anche se va detto che loro, non avendo chiara la concezione del tempo e tanto meno dei giorni della settimana, confondono il lunedì con il giovedì e il martedì con il mercoledì, perciò è facile trovarli davanti la porta del centro anche in un’anonima mattinata del venerdì.

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Un fantastico ritratto 

Tramite educazione non formale, cerchiamo di insegnare loro le basi di rumeno, a partire da lettere e numeri. Fa strano vedere un bambino di 9 anni ancora titubante nello scrivere il proprio nome, e dietro questa forma di analfabetizzazione si celano diverse ragioni a cui tu, ora che mi stai leggendo, potresti trovare una risposta. Ah, che poi ad insegnare siamo proprio noi, volontari italiani, guidati dalla nostra coordinatrice Ana, insostituibile punto di riferimento per noi. Quindi, noi italiani insegniamo rumeno. Potrebbe essere “folle” come idea, ma proprio qua sta un altro aspetto fondamentale del nostro SVE: la reciprocità del rapporto, un dare e avere continuo che ti arricchisce quotidianamente. Ti faccio un esempio, così sono più chiaro: io insegno a scrivere correttamente la lettera A e loro mi suggeriscono qualche nuovo termine da aggiungere al mio lessico. Si tratta di un giusto compromesso, divenuto oramai fondamentale e prezioso per la mia, anzi nostra (faccio le veci anche di Fiorella, l’altra SVE) sopravvivenza qua a Bucarest che si protrarrà fino a ottobre. Sai, che nel tuo piccolo, stai facendo qualcosa di grande per qualcuno che finora non ne ha avuto la possibilità. E poi potrei raccontarti mille altre storie, ma se non le vivi da vicino certe cose non si possono spiegare. Di una cosa però sono certo: sono felice, soddisfatto e appagato.

Vorrei dirti un’ultima cosa: non avere paura di avere paure. Affrontale, combattile e sconfiggile. Così darai modo a te stesso di capire quanto vali.

Sergio (Volontario SVE a Bucarest)

Gli adulti non capiscono mai niente da soli

 

Oggi è una di quelle tipiche giornate primaverili.

Fuori c’è una pioggia incessante ed io sono qui in camera a scrivere delle righe sulla mia esperienza a Bucarest.

Mi è sempre piaciuto ricordare e lasciarmi ispirare dal suono della pioggia… e non è un caso se proprio oggi sono qui a scrivere. È un suono che mi rilassa e concentra a tal punto da far emergere in maniera più limpida tutti i ricordi importanti e mi permette a volte di soffermarmi su quei dettagli che ero ormai sicura di aver rimosso!
…Ed è così che subito mi viene da pensare ai primi giorni qui a Bucarest… Sapete, quando si tratta di intraprendere un’esperienza del tutto nuova si entra in uno stato d’animo difficile da descrivere a parole. È confusionario, si provano emozioni contrastanti… La paura c’è ed è tanta.. paura di non riuscire ad adattarsi o di aver fatto la scelta sbagliata, ma al tempo stesso c’è quella voglia irrefrenabile di allargare i propri orizzonti e catapultarsi in situazioni nuove che prevale su tutto.

obor

Non potrò mai dimenticare il mio primo giorno di volontariato al Centro Comunitario di Obor. Mille pensieri inutili affollavano la mia mente: “Sarò in grado di farcela?”, “Sto facendo la cosa giusta?”, “Come posso interagire con i bambini se non conosco la lingua?”
Ad oggi posso dire che è bastato un solo giorno in compagnia dei bambini di Obor per abbandonare tutte le preoccupazioni più inutili…
Scusate bambini ma io sono un’adulta e solo adesso so bene che ho tanto da imparare damoana voi.
Con i vostri sorrisi, la dolcezza, l’empatia che mostrate di avere tutto è più spontaneo e i problemi svaniscono.
Quando si riesce a comunicare col cuore la lingua non è un ostacolo poi così grande.
Dopo cinque mesi il tempo è volato e io sono qui, con la voglia di continuare a vivere intensamente quest’esperienza senza perdere un briciolo del tempo prezioso che i bambini mi stanno regalando.
Grazie!
Fiorella (volontaria SVE a Bucarest)